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		<title>Liquidi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:59 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  I liquidi differentemente dai gas sono soggetti a forze attrattive, che pur impedendone il libero movimento permettono alle molecole di scorrere l’una sulle altre. I liquidi possiedono delle propriet ben definite quali: la densit, la tensione superficiale, la capillarit e la diffusione.
  I liquidi presentano una densit ben definita, che aumenta quando [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  I liquidi differentemente dai gas sono soggetti a forze attrattive, che pur impedendone il libero movimento permettono alle molecole di scorrere l’una sulle altre. I liquidi possiedono delle propriet ben definite quali: la densit, la tensione superficiale, la capillarit e la diffusione.</p>
<p>  I liquidi presentano una densit ben definita, che aumenta quando con l’abbassarsi della temperatura il loro volume diminuisce. L’acqua fa eccezione poich con la bassa temperatura aumenta di volume in quanto le sue molecole si aggregano in ampie cavit esagonali.<br /><span id="more-3343"></span><br />  La tensione superficiale  la tendenza di una piccola massa liquida di assumere la forma sferica corrispondente alla superficie minima, a causa dell’attrazione tra le molecole che rende lo strato superficiale una membrana elastica.</p>
<p>  La capillarit  un fenomeno che permette all&#039;acqua di salire in tubicini molto sottili. Questo fenomeno  spiegato dall&#039;esistenza di forze di attrazione tra le molecole dell&#039;acqua e le pareti del tubicino, dette forze di adesione. In questo caso la superficie libera del liquido  si presenta incurvata, formando un menisco.</p>
<p>  La diffusione  quella propriet per cui due liquidi miscibili diffondono l’uno nell’altro in modo uniforme. Con l’aumentare della temperatura, la diffusione diviene pi rapida poich cresce l’energia cinetica delle particelle.</p>
<p>  Inoltre i volumi di liquidi mischiabili tra loro non si sommano, infatti i liquidi presentono spazi vuoi tra le molecole quindi le molecole di un liquido occupa gli spazi vuoti dell’altro. Per questo motivo il volume della soluzione finale risulta inferiore alla somma dei due volumi.</p>
<p>  Nell&#039;evaporazione le molecole pi prossime alla superficie libera del liquido abbandonano il liquido stesso e passano nell&#039;aria. Questo avviene quantit di energia termica acquistate dalle molecole, che permette alle particelle di avere una maggiore velocit media e quindi di vincere le forze attrattive che le mantengono nella fase liquida. La pressione esercitata dal vapore in equilibrio con il liquido  chiamata pressione di vapore o tensione di vapore e cresce con l’aumentare della temperatura perch aumenta l’energia cinetica media delle molecole del liquido.</p>
<p>  L’ebollizione avviene quando con il riscaldamento la pressione di vapore  uguale alla pressione atmosferica, quindi la temperatura di ebollizione di un liquido  la temperatura a cui la sua pressione di vapore uguaglia la pressione atmosferica e risulta influenzata dall’aumentare della pressione. Durante l’ebollizione vi  la formazione di bolle di vapore acqueo che dall’interno del liquido salgono in  superficie, l’agitazione della superficie, la formazione di nebbia sulla superficie, la diminuzione evidente del volume del liquido se il processo  continuo e la temperatura rimane costante.</p>
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		<title>Levi, Primo &#8211; Il giocoliere</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Nei lager oltre ai deportati vi erano anche i cos detti &#8220;triangoli verdi&#8221;, tedeschi che avevano scelto di vivere nei lager per scontare la propria pena anzich in prigione. Tra questi vi era Eddy, un compagno di Levi, autore e voce narrante del brano. Egli era un giocoliere e rapinatore allo stesso tempo, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Nei lager oltre ai deportati vi erano anche i cos detti &#8220;triangoli verdi&#8221;, tedeschi che avevano scelto di vivere nei lager per scontare la propria pena anzich in prigione. Tra questi vi era Eddy, un compagno di Levi, autore e voce narrante del brano. Egli era un giocoliere e rapinatore allo stesso tempo, tedesce, biondo dal fisico snello e burlone anche sul lavoro. Per il fatto di essere appunto un individuo fuori dal normale fu eletto subito kapo di quel gruppo di deportati: <span id="more-3310"></span>egli non temeva nulla, niente e nessuno e per la sua simpatia era in grado di rallegrare l&#039;ambiente totalmente ostile dei lager. Un giorno arriv un camion pieno di tubi di cartone e Levi fu chiamato a scaricarne il carico in una cantina isolata e buia. Eddy gli diede le giuste istruzione per compiere il lavoro e si allontan; Levi aspettava da tempo quel momento: era solo in quella cantina e, avendo a disposizione un mozzicone di matina e un pezzo di carta, decise di scrivere sue notizie ai parenti in Italia econsegnare le lettere ad un fattorino italiano poich per loro era vietato scrivere e spedire lettere. Ma Eddy stava osservando in disparte la scena e avvicinatosi a Levi gli diede uno schiaffo, non per punizione, ma per aiutarlo a capire che se l&#039;avrebbero scoperto sarebbe finito in guai seri. Prese la lettera, e si allontan per verificare se il contenuto fosse compromettente. Ritorn dopo una lunga ora e ammonito nuovamete il povero Levi se ne and indifferente senza avvertire nessuna guardia di quanto era successo. Passarono alcuni giorni da quello spiacevole inconveniente, giorni durante i quali Eddy non si era fatto vedere: era stato infatti trattenuto dalle spie che gli avevano appeso al collo un cartello con sopra scritto &#8220;omosessuale&#8221;; ma ci non lo turbava affatto, neanche nel vedere i suoi compagni, che con occhi stupefatti osservavano il loro vecchio kapo.</p>
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		<title>I giovani e il lavoro</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Numerose sono le circostanze che concorrono e hanno concorso alla determinazione del problema della disoccupazione, che oggi giorno si verifica soprattutto tra i giovani.  I pi comuni sono i continui cambiamenti nei modi di produzione, che oggi vedono l&#039;avanzare della automazione e della tecnologia informatica in molti settori e  la razionalizzazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Numerose sono le circostanze che concorrono e hanno concorso alla determinazione del problema della disoccupazione, che oggi giorno si verifica soprattutto tra i giovani.<br />  I pi comuni sono i continui cambiamenti nei modi di produzione, che oggi vedono l&#039;avanzare della automazione e della tecnologia informatica in molti settori e  la razionalizzazione della produzione che si concentra sulla quantit del profitto e sulla riduzione dei costi. Si intende quindi dimostrare il problema costituito dalla difficolt di trovare un lavoro tra i giovani e con quali strumenti e soluzioni si intende risolvere il problema.                                 <br /><span id="more-3230"></span>  Numerose persone finiscono cos per non trovare lavoro o per perderlo, perch per et o grado di istruzione non riescono ad adeguarsi alle nuove tecnologie. Come F.Colombo cita, nel quotidiano “La Repubblica”,  giusto che i giovani siano preparati per sfruttare le nuove tecnologie, per si rischia che essendo di pochi, questa preparazione, la maggior parte dei lavoratori rimanga esclusa arrecando fenomeni rivelanti. Si  cos creata una disuguaglianza tra la classe dirigente e quella operaia: i salari infatti sono fissi e in crescita per la classe dirigente che amministra e decide quelli per la classe operaia. Questo si ripercuote sulla qualit della vita di gran parte della popolazione, che si vede diminuire i redditi e comunque si sente minacciata perch i ricchi continuano ad arricchirsi mentre i poveri vivono a stento nella societ e il ceto medio rimane circa quello che  (J.Rifkin, la fine del lavoro, Milano,Baldini/Castaldi,1995).<br />  Il problema della disoccupazione tender ad essere permanente, ma davvero la nostra esistenza sar modificata anche negli anni a venire da questa piaga, malgrado i continui progressi raggiunti dalla scienza e dalla tecnica?<br />  Si spera di no perch bisogna dare la possibilit a tutti di riuscire ad entrare nel mondo del lavoro, soprattutto ai giovani che fanno sempre pi fatica ad inserirsi, ma che sono il futuro della societ.<br />  La disoccupazione non  un problema nuovo, ma avendo la rivoluzione industriale cambiato il volto dell&#039;Occidente, si ripresenta  ad ogni significativo cambiamento tecnologico.<br />  Bisogna svincolarsi dall&#039;idea che i posti di lavoro siano una quantit fissa che non permette l’entrata di nuove menti perch molto dipende dalla decisione di individui e societ e dalla loro capacit di allontanare nuove necessit. Il numero di posti di lavoro dipende quindi anche dalla buona volont e dalla cultura dell’individuo. “Lavoro e mercati” del dicembre 1999 esprime che il lavoro fisso  ormai superato perch le nuove generazioni avranno tecnologie superiori applicate ai processi di produzione e si potranno avere mutamenti di lavoro durante il corso della vita. Da qui la necessit che il lavoratore si riqualifichi sempre e in breve tempo. La scuola deve dare ai giovani una preparazione ampia e flessibile per essere considerata il futuro dell’uomo. Per fronteggiare il problema della disoccupazione bisogna considerare il lavoro in modo diverso, non una condanna, ma un impegno serio e soprattutto creativo, dove ciascuno esprima la propria personalit. Non ci dovrebbe essere pi la cultura ad oltranza del posto fisso, a cui si accedeva per diritto, senza avere magari nessun requisito, ma maggiori flessibilit e impegno, maggiore volont di raggiungere dei risultati, di porsi al servizio di individui e comunit, in modo intelligente e utile. Soprattutto sar necessario responsabilizzare gli individui, far s che facciano propria l&#039;idea di formazione continua nello sviluppo di adeguati percorsi formativi. <br />  Importante sar una scolarizzazione diffusa, ma ancora pi importante la disponibilit a imparare in autonomia nell&#039;intero arco della vita, anche fuori dal normale contesto scolastico.Il lavoratore necessita di occupazioni sufficientemente attraenti, pagate adeguatamente, di alternare periodi di lavoro a periodi di studio e di un tempo libero flessibile. Sar necessario attutire gli squilibri sociali affinch impediscano lo sviluppo della povert e offrano a tutti opportunit di formazione e di cambiamento.<br />  Il problema pi importante  quello dei giovani che costituiscono, tra i 15 e 24 anni, il maggior numero di disoccupati; questi riescono ad introdursi nel lavoro solo con incarichi temporanei e a orario ridotto perch  richiesta esperienza che non pu essere acquisita senza lavoro. Quindi bisognerebbe dare maggiori opportunit ai giovani di entrare nel mondo del lavoro per crearsi cosi una vita propria e redditizia.</p>
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		<title>Liber I &#8211; Par. 81</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:58 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  De comitiis consularibus, quae tum primum illo principe ac deinceps fuere, vix quicquam firmare ausim: adeo diversa non modo apud auctores, sed in ipsius orationibus reperiuntur. Modo subtractis candidatorum nominibus originem cuiusque et vitam et stipendia descripsit ut qui forent intellegeretur; aliquando ea quoque significatione sub tracta candidatos hortatus ne ambitu comitia turbarent, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  De comitiis consularibus, quae tum primum illo principe ac deinceps fuere, vix quicquam firmare ausim: adeo diversa non modo apud auctores, sed in ipsius orationibus reperiuntur. Modo subtractis candidatorum nominibus originem cuiusque et vitam et stipendia descripsit ut qui forent intellegeretur; aliquando ea quoque significatione sub tracta candidatos hortatus ne ambitu comitia turbarent, suam ad id curam pollicitus est. Plerumque eos tantum apud se professos disseruit, quorum nomina consulibus edidisset; posse et alios profiteri, si gratiae aut meritis confiderent: speciosa verbis, re inania aut subdola, quantoque maiore libertatis imagine tegebantur, tanto eruptura ad infensius servitium.<br /><span id="more-3362"></span>  Sui comizi consolari, su quelli tenutisi allora per la prima volta sotto Tiberio e su quelli successivi,  azzardato fare affermazioni precise: tanto disparate sono le notizie rintracciabili non solo negli storici ma anche nei discorsi dello stesso Tiberio. In alcuni casi, senza citare il nome dei candidati, illustrava di ciascuno l&#039;origine, la vita e la carriera militare, in modo che si capisse di chi parlava; altre volte, tolte anche quelle indicazioni e raccomandato ai candidati di non turbare i comizi, brigando per i voti, promise il suo interessamento per il loro successo; il pi delle volte spieg che aveva comunicato ai consoli solo i nomi di quelli che si erano presentati a lui; altri potevano candidarsi, se contavano sul proprio credito e sui propri meriti: belle parole, ma in sostanza vane o subdole, e quanto pi ammantate di un&#039;apparenza di libert tanto pi destinate a sfociare in una schiavit odiosa.</p>
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		<title>I vulcani</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:57 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Il vulcano  una spaccatura creata nella crosta terrestre dalla quale fuoriesce il” magma” proveniente dal sottosuolo( “Lava”).  Il vulcano  un piccolo rilievo che ha una forma conica e che ha alla sommit un’apertura chiamata”cratere” da cui fuoriesce il magma, e un condotto interno attraverso il quale passa la lava.  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Il vulcano  una spaccatura creata nella crosta terrestre dalla quale fuoriesce il” magma” proveniente dal sottosuolo( “Lava”).<br />  Il vulcano  un piccolo rilievo che ha una forma conica e che ha alla sommit un’apertura chiamata”cratere” da cui fuoriesce il magma, e un condotto interno attraverso il quale passa la lava.<br />  Un’eruzione vulcanica si svolge in varie fasi:<br />  nella fase iniziale si avvertono dei forti rumori sotterranei  seguiti da emissioni solforose.In seguito,per l’azione di gas spinti da forze interne della terra,si ha l’esplosione e i materiali che ricoprono il cratere insieme a tutti gli altri frammenti solidi,saltano in aria. <br /><span id="more-3247"></span>  Come fase finale dopo l’esplosione si ha la fuoriuscita della lava ad una temperatura di 1000 gradi.<br />  Questa fase  importante in quanto la lava fuoriuscendo,scivola lungo le pendici del vulcano distruggendo e trascinando tutto ci che trova.<br />  Ci sono due tipi di vulcani,uno che emette lava ed un altro che emette cenere. Anche la durata dell’eruzione cambia a seconda del vulcano. <br />  Quando un vulcano non ha eruzioni per un lungo periodo si dice che  “spento”<br />  Ma in queste zone si manifestano fenomeni di vulcanismo secondario: sorgenti di acque termali, minerali e “geyser”,colonne di acqua bollente che si alzano dal suolo ad intermittenza.<br />  In Italia i vulcani attivi sono l’Etna e Stromboli, mentre sono vulcani spenti il Vesuvio e Vulcano.<br />  Tutti questi vulcani si trovano in prossimit di centri abitati dunque  molto importante tenere sotto controllo ogni movimento del suolo per poter prevedere in tempo utile un’eventuale eruzione.<br />  In Italia il Vesuvio  il vulcano pi a  alto rischio poich le sue eruzioni esplosive potrebbero avere conseguenze disastrose sulla densa urbanizzazione della zona.<br />  Invece l’Etna avrebbe una fuoriuscita di magma maggiormente controllabile.</p>
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		<title>Lucrezio &#8211; De rerum natura &#8211; Liber V, 1029-1090</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Liber V &#8211; vv. 1029-1090
  At varios linguae sonitus natura subegit  mittere et utilitas expressit nomina rerum,   non alia longe ratione atque ipsa videtur  protrahere ad gestum pueros infantia linguae,  cum facit ut digito quae sint praesentia monstrent.  sentit enim vim quisque suam quod possit abuti. [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Liber V &#8211; vv. 1029-1090</p>
<p>  At varios linguae sonitus natura subegit<br />  mittere et utilitas expressit nomina rerum, <br />  non alia longe ratione atque ipsa videtur<br />  protrahere ad gestum pueros infantia linguae,<br />  cum facit ut digito quae sint praesentia monstrent.<br />  sentit enim vim quisque suam quod possit abuti.<br />  cornua nata prius vitulo quam frontibus extent, <br />  illis iratus petit atque infestus inurget.<br />  at catuli pantherarum scymnique leonum<br /><span id="more-3045"></span>  unguibus ac pedibus iam tum morsuque repugnant,<br />  vix etiam cum sunt dentes unguesque creati.<br />  alituum porro genus alis omne videmus <br />  fidere et a pennis tremulum petere auxiliatum.<br />  proinde putare aliquem tum nomina distribuisse<br />  rebus et inde homines didicisse vocabula prima,<br />  desiperest. nam cur hic posset cuncta notare<br />  vocibus et varios sonitus emittere linguae, <br />  tempore eodem alii facere id non quisse putentur?<br />  praeterea si non alii quoque vocibus usi<br />  inter se fuerant, unde insita notities est<br />  utilitatis et unde data est huic prima potestas,<br />  quid vellet facere ut sciret animoque videret? <br />  cogere item pluris unus victosque domare<br />  non poterat, rerum ut perdiscere nomina vellent.<br />  nec ratione docere ulla suadereque surdis,<br />  quid sit opus facto, facilest; neque enim paterentur<br />  nec ratione ulla sibi ferrent amplius auris <br />  vocis inauditos sonitus obtundere frustra.<br />  postremo quid in hac mirabile tantoperest re,<br />  si genus humanum, cui vox et lingua vigeret,<br />  pro vario sensu varia res voce notaret?<br />  cum pecudes mutae, cum denique saecla ferarum <br />  dissimilis soleant voces variasque ciere,<br />  cum metus aut dolor est et cum iam gaudia gliscunt.<br />  quippe enim licet id rebus cognoscere apertis.<br />  inritata canum cum primum magna Molossum<br />  mollia ricta fremunt duros nudantia dentes, <br />  longe alio sonitu rabies stricta minatur,<br />  et cum iam latrant et vocibus omnia complent;<br />  at catulos blande cum lingua lambere temptant<br />  aut ubi eos lactant, pedibus morsuque potentes<br />  suspensis teneros imitantur dentibus haustus, <br />  longe alio pacto gannitu vocis adulant,<br />  et cum deserti baubantur in aedibus, aut cum<br />  plorantis fugiunt summisso corpore plagas.<br />  denique non hinnitus item differre videtur,<br />  inter equas ubi equus florenti aetate iuvencus <br />  pinnigeri saevit calcaribus ictus Amoris<br />  et fremitum patulis sub naribus edit ad arma,<br />  et cum sic alias concussis artibus hinnit?<br />  postremo genus alituum variaeque volucres,<br />  accipitres atque ossifragae mergique marinis <br />  fluctibus in salso victum vitamque petentes,<br />  longe alias alio iaciunt in tempore voces,<br />  et quom de victu certant praedaque repugnant.<br />  et partim mutant cum tempestatibus una<br />  raucisonos cantus, cornicum ut saecla vetusta <br />  corvorumque gregis ubi aquam dicuntur et imbris<br />  poscere et inter dum ventos aurasque vocare.<br />  ergo si varii sensus animalia cogunt,<br />  muta tamen cum sint, varias emittere voces,<br />  quanto mortalis magis aequumst tum potuisse <br />  dissimilis alia atque alia res voce notare!<br />  Ma chi li spinse a foggiare con vari suoni il linguaggio<br />  fu la natura, e il vantaggio produsse i nomi alle cose.<br />  In quella guisa a un dipresso che la impotenza evidente<br />  a formular la parola induce i bimbi a gestire,<br />  come fan quando col dito segnan le cose presenti:<br />  perch ciascuno capisce di che si possa servire.<br />  Ancora prima che in fronte spuntin le corna al torello,<br />  a testa bassa, infuriato, s&#039;avventa e cozza con esse:<br />  invece i piccoli delle pantere ed i leoncini,<br />  quando non son quasi ancora usciti i denti e gli artigli,<br />  contrastan gi con l&#039;unghiate e le zampate ed i morsi.<br />  E, lo vediamo, gli uccelli tutti si affidano all&#039;ali,<br />  e chiedon tutti alle piume un tremolante sostegno.<br />  Pensar che alcuno alle cose abbia assegnato i lor nomi,<br />  e che di l gli uomini abbiano appreso i primi vocaboli,<br />  questo  un uscir di cervello. Come poteva costui<br />  tutto indicar con le voci, e modular varii suoni,<br />  se, nel contempo, nessun altro era in grado di farlo?<br />  Inoltre donde a costui venne l&#039;idea del vantaggio,<br />  donde ebbe, sin dall&#039;origine, la facolt di sapere<br />  ci che voleva, e di scorgerlo perfettamente distinto,<br />  se fino allora nessuno aveva usato il linguaggio?<br />  E non poteva, uno solo, piegare i molti e costringerli,<br />  vinti, a imparar di buon animo i nomi posti alle cose;<br />  non si istruiscono i sordi, ne si convincono con la<br />  logica a far quanto devono: e poi non lo soffrirebbero,<br />  ne lascerebbero mai che troppo a lungo ed invano<br />  voci dal suono inaudito intronin loro le orecchie.</p>
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		<title>Guicciardini, Francesco &#8211; &#8220;Ricordi&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:56 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  VI &#8211; La discrezione l&#039;ingratitudine  L&#039;uomo non pu dominare gli eventi, perci  impossibile dare consigli d&#039;azioni universalmente valide, dettare principi generali e assoluti. Non resta che prender le cose per il loro verso, giudicandole caso per caso, nelle loro infinite sfumature.  evidente qui il contrasto con Machiavelli.
  XI &#8211; [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  VI &#8211; La discrezione l&#039;ingratitudine<br />  L&#039;uomo non pu dominare gli eventi, perci  impossibile dare consigli d&#039;azioni universalmente valide, dettare principi generali e assoluti. Non resta che prender le cose per il loro verso, giudicandole caso per caso, nelle loro infinite sfumature.  evidente qui il contrasto con Machiavelli.</p>
<p>  XI &#8211; L&#039;ingratitudine<br />  C&#039; nel Guicciardini un senso di nostalgia per gli uomini nobili e puri.</p>
<p>  XV, XVI, XVII &#8211; Le ambizioni umane<br /><span id="more-3193"></span>  I ricordi furono scritti dopo il ritiri alla vita politica, dopo, cio, la sua esistenza e tutto il suo lungo prodigarsi gli apparivano nella luce amara dell&#039;insuccesso e della vanit. Alla fine di questo pensiero il prevalente tono pessimistico passa in secondo piano: il desiderio dell&#039;onore e della gloria appare una necessit imprescindibile dell&#039;animo umano. Anche questo  un pensiero autobiografico come quello contenuto nel 15.</p>
<p>  XXVIII &#8211; La corruzione del clero<br />  La critica del Guicciardini non riguarda in alcun modo il contenuto della religione cattolica, ma si appunta sulla corruzione morale delle gerarchie ecclesiastiche assai evidente in quei tempi, da cui prese le mosse la protesta di Martin Lutero. L&#039;autorit della Chiesa che il Guicciardini vorrebbe vedere sminuita  quella politica, che egli avverte in netto contrasto con gli ideali veri del cristianesimo.</p>
<p>  XXX &#8211; La fortuna<br />  Guicciardini afferma, al contrario di Machiavelli, che un sovrano potrebbe salire al trono unicamente grazie alla fortuna a lui favorevole. La fortuna quindi  molto pi importante della virt propria di ogni uomo.</p>
<p>  XXXII &#8211; L&#039;ambizione<br />  Guicciardini divide l&#039;ambizione in negativa e positiva. Negativa quando, per realizzare i propri progetti chi detiene il potere non si fa scrupolo di calpestare i valori fondamentali dell&#039;uomo (la coscienza, l&#039;onore, l&#039;umanit).</p>
<p>  XXXVI, XXXVII &#8211; Le relazioni sociali<br />  L&#039;uomo nelle relazioni politiche-sociali deve sapersi porre: la dissimulazione e la menzogna possono servire come strumento utile alla realizzazione dei propri scopi.</p>
<p>  XLIV &#8211; L&#039;essere e l&#039;apparire<br />  La famiglia deve saper educare il proprio figlio e dargli una buona morale.</p>
<p>  LX, LXI &#8211; Le &#8220;Varie nature degli uomini&#8221;<br />  Guicciardini avverte l&#039;estrema complessit del reale e l&#039;impossibilit dell&#039;uomo di dominarlo pienamente, di imprimervi il suggello della propria razionalit; e avverte inoltre l&#039;estrema precariet del nostro vivere.</p>
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		<title>Legge Hardy-Weinberg (2)</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  La popolazione in equilibrio  un entit astratta non soggetta a evoluzione. Per capire quali forze inducono l´evoluzione nelle popolazioni  utile considerare le caratteristiche di una popolazione non soggetta a evoluzione.  Nel 1908, G. H. Hardy e W. Weinberg definirono popolazione in equilibrio una popolazione all´interno della quale n le frequenze [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  La popolazione in equilibrio  un entit astratta non soggetta a evoluzione. Per capire quali forze inducono l´evoluzione nelle popolazioni  utile considerare le caratteristiche di una popolazione non soggetta a evoluzione.<br />  Nel 1908, G. H. Hardy e W. Weinberg definirono popolazione in equilibrio una popolazione all´interno della quale n le frequenze alleliche n la distribuzione dei genotipi mutano col succedersi delle generazioni. Non modificandosi le frequenze degli alleli, non si ha evoluzione.<br /><span id="more-3353"></span>  Una popolazione resta in equilibrio solo se in essa si verificano alcune condizioni restrittive:<br />  non devono verificarsi mutazioni;<br />  non deve verificarsi un flusso di geni tra popolazioni, cio non deve esserci una migrazione netta di alleli verso l´interno della popolazione (immigrazione) o verso l´esterno (emigrazione); <br />  la popolazione deve essere ampia (teoricamente infinita);<br />  non si deve verificare selezione naturale, vale a dire tutti i genotipi devono possedere le stesse capacit adattative e riproduttive.<br />  Soddisfatte queste condizioni, le frequenze alleliche entro una popolazione rimarranno costanti per un periodo di tempo indefinito. Tale equilibrio  espresso dalla seguente equazione: <br />  p + q = 1 da cui (p + q) = p + 2pq + q = 1<br />  In questa equazione la lettera p indica la frequenza di un allele e la lettera q indica la frequenza dell´altro allele; p pi q deve sempre essere uguale a 1 (cio il 100% degli alleli di quel particolare gene nel pool genico). L´espressione p indica la frequenza di individui omozigoti per un allele, q la frequenza di individui omozigoti per l´altro allele e 2pq la frequenza degli eterozigoti.<br />  Il venir meno di una o pi di queste condizioni determina un cambiamento delle frequenze alleliche, cio un´evoluzione. Pochissime popolazioni naturali sono in perfetto equilibrio. Per la legge di Hardy-Weinberg, cinque sono i fattori principali che governano i mutamenti evolutivi a carico di una certa popolazione:<br />  Selezione naturale;<br />  Mutazioni, che forniscono il materiale grezzo per il cambiamento, ma le frequenze di mutazione sono generalmente cos basse che, di per s, le mutazioni non determinano la direzione del cambiamento evolutivo;<br />  Flusso genico, cio il movimento di alleli verso l´interno o verso l´esterno del pool genico, pu introdurre nuovi alleli o alterare la proporzione degli gi presenti. Ha spesso l´effetto di controbilanciare la selezione naturale;<br />  Deriva genica,  il fenomeno per cui certi alleli aumentano o diminuiscono di frequenza e, talvolta, anche scompaiono, come risultato di eventi casuali. Esempio di deriva genica  il fenomeno detto &#8220;collo di bottiglia&#8221;;<br />  Accoppiamento non casuale, che provoca cambiamenti nelle proporzioni dei genotipi, ma pu anche non influire sulle frequenze alleliche.</p>
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		<title>Leopardi,  Manzoni &#8211; Confronto</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:55 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Vita e pensiero  Leopardi nacque a Recanati il 29 giugno 1798 da famiglia nobile ma con problemi finanziari, nelle Marche che  in questo periodo erano sotto lo Stato Pontificio. Gi da piccolo  inizi a studiare con un precettore e poi continua da autodidatta studiando dai libri della grande biblioteca del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Vita e pensiero<br />  Leopardi nacque a Recanati il 29 giugno 1798 da famiglia nobile ma con problemi finanziari, nelle Marche che  in questo periodo erano sotto lo Stato Pontificio. Gi da piccolo  inizi a studiare con un precettore e poi continua da autodidatta studiando dai libri della grande biblioteca del padre. Questo impegno nello studio fa si che la sua debole salute sia compromessa per sempre. Nel 1819 cerc di suicidarsi ma non  riuscendo progetta di fuggire ma viene scoperto dal padre e pochi mesi dopo scrisse l’infinito e successivamente gli altri Piccoli Idilli. In queste poesie  si nota il pensiero di L;  chiamato pessimismo storico, lui pensava che l’uomo  necessariamente infelice e la natura che in questo periodo  immaginata da Leopardi; come benigna a creato sin dall’origini un rimedio all’uomo: l’immaginazione e l’illusione. <br /><span id="more-3287"></span>  Nel 1822 and a Roma da uno zio e l rimase deluso perch  non riusc a trovare  persone di grande cultura. Dopo 6 mesi ritorna a Recanati e scrive lo Zibaldone una specie di diario personale dove scrive i suoi pensieri le sue riflessioni. Nel 1825 si trasferisce a Milano, Bologna, Firenze e Pisa e nel 1829 compose i grandi Idilli come ecc.   In questo periodo il suo pensiero mut e la concezione della natura benigna entr in crisi infatti L; pensa che la natura  crudele e la colpa dell’infelicit non  pi dell’uomo ma solo della natura stessa e per questo tutti gli uomini sono infelici.<br />  A Firenze fece amicizia con Antonio Ranieri qui si innamoro di una donna che poi mor.<br />  Nel 1833 si ritira a Napoli con il suo amico Ranieri e qui muore per un’epidemia di colera il 14 giugno 1837.<br />  Leopardi tra tutte le varie forme poetiche privilegia il canto. Dato che il poeta visse tra l’et del Romanticismo e Classicismo pens ad una unione di due correnti letterarie e cre il classicismo romantico. Che non era ne molto fantasioso ne molto eroico e ne molto passionale. Nel pensiero di Leopardi non esiste la felicit si pu sentire questo sentimento al termine di un dolore o durante l’attesa di un piacere. All’inizio il poeta pensava che gli unici ad essere felici erano gli animali ma capisce che erano solo sciocchi e non capivano i loro sentimenti infatti all’animale basta coccolarlo ed  felice.<br />  Un’altra occasione in cui si prova felicit e quanto si rammenta cio quando si ricorda il passato anche se doloroso questo  presente anche nelle sue poesie come alla luna.<br />  In questo periodo risalta anche Manzoni, sono autori del risorgimento che prendono il movimento del romanticismo: Manzoni, fu sia romanziere che poeta mentre L; viene ricordato soprattutto come poeta anche se nella sua vita a scritto anche un romanzo. Per  l’opera d’arte doveva trarre aspirazione dalla realt, doveva essere utile per la vita, e doveva attrarre il lettore con elementi fantastici e passionali.<br />  Per L: invece le caratteristiche della sua poesia erano che quanto pi un immagine  lontana tanto pi  poetica, sceglie sempre come luogo per ambientare le sue poesie la notte e l’infinito che fa pensare a ci che  irraggiungibile. La poesia per il poeta  il canto di un uomo solo davanti all’infinit dell’universo ed deve essere ricca di illusioni.<br />  Un’altra differenza  che Manzoni: si converte al Cristianesimo vedendo nella religione la verit, mentre L: rimarr ateo e vedr nella religione la menzogna. Una differenza importante M: trov l’amore il due matrimoni mentre L; rimase solo ed scuso per tutta la sua breve vita.</p>
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		<title>Capuana, Luigi &#8211; Scurpiddu</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:53 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Questo libro narra la vita di campagna di Mommo, un ragazzino di nove anni, orfano di padre, abbandonato dalla madre e maltrattato dal datore di lavoro che l’ha licenziato lasciandolo per strada. Per fortuna, incontra Massaio Turi, un contadino generoso che se lo prende nella masseria di Mineo insieme alla moglie.  Essi [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Questo libro narra la vita di campagna di Mommo, un ragazzino di nove anni, orfano di padre, abbandonato dalla madre e maltrattato dal datore di lavoro che l’ha licenziato lasciandolo per strada. Per fortuna, incontra Massaio Turi, un contadino generoso che se lo prende nella masseria di Mineo insieme alla moglie.<br />  Essi lo trattano come un figlio e lo mettono a fare il nuzzaru per portare al pascolo i tacchini. L, Mommo conosce molte persone: un ex soldato (per lui una figura di riferimento), che gli insegner leggere e a scrivere; incontra anche Z Girolamo, un amico di famiglia che dicono amico delle streghe e che incute timore al giovane ragazzo.<br /><span id="more-3165"></span>  L a Mineo, Mommo prende il soprannome di Scurpiddu per la sua bassa statura e la sua magrezza.<br />  Anche il lieto ritorno e successivamente la triste morte della mamma non scoraggiano Scurpiddu, che continua a andare felice in giro per le campagne di Mineo insieme alla sua taccola Paola, che, durante la storia, lo abbandoner per vivere una vita libera.<br />  Scurpiddu all’et di sedici anni parte volontario come soldato per  realizzare il suo sogno di vedere il mondo, anche se gli  difficile il distacco dalla masseria a cui si  tanto affezionato.<br />  Questo libro di Luigi Capuana  un classico di letteratura verista della vita di quei tempi e mi  piaciuto perch riesce a farti essere partecipe alla vita del ragazzo.</p>
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		<title>Lavorazioni del terreno</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:52 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Le lavorazioni del terreno hanno lo scopo di renderlo adatto ad essere seminato e stabiliscono le condizioni che servono alle piante durante il loro sviluppo fino alla raccolta del prodotto.  Le lavorazioni possono essere fatte con semplici attrezzi manuali o con macchine complesse.
  Lavorazioni di messa a coltura  Vengono fatte [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Le lavorazioni del terreno hanno lo scopo di renderlo adatto ad essere seminato e stabiliscono le condizioni che servono alle piante durante il loro sviluppo fino alla raccolta del prodotto.<br />  Le lavorazioni possono essere fatte con semplici attrezzi manuali o con macchine complesse.</p>
<p>  Lavorazioni di messa a coltura<br />  Vengono fatte su un terreno mai coltivato o che non si usa da molto tempo. Il dissodamento  un’aratura molto profonda ed  la prima lavorazione. Il dissodamento tende a muovere il terreno compatto, ad aerarlo e a migliorarlo per le successive lavorazioni.<br /><span id="more-3277"></span>  Lavorazioni di preparazione del letto di semina sono quelle lavorazioni che vengono fatte su un terreno quando si vuole seminare una coltura erbacea<br />  * aratura: ha la funzione di smuovere e di rivoltare la parte superiore del suolo. Viene fatto con l’aratro trainato da una macchina trattrice. <br />  * Erpicatura: serve a sminuzzare il terreno dopo l’aratura<br />  * Estirpatura: ha lo scopo di eliminare le erbe infestanti a radice profonda<br />  * Fresatura:  uno strumento rotativo che rinnova, sminuzza e rimescola il terreno<br />  * Rullatura: con il rullo vengono frantumate le zolle pi grosse che l’aratro ha lasciato sul terreno.</p>
<p>  Lavorazioni di coltivazione<br />  Sono quelle che vengono fatte al terreno nel periodo che va dalla semina alla raccolta del prodotto.<br />  * sarchiatura: consiste inuna lavorazione superficiale del terreno tra le file delle coltivazioni erbacee e arboree. Conserva l’umidit del terreno, distrugge le erbe infestanti, stimola l’attivit microbica.</p>
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		<title>Liber II</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  O fortunatos nimium, sua si bona norint,  agricolas! quibus ipsa procul discordibus armis  fundit humo facilem victum iustissima tellus.  Si non ingentem foribus domus alta superbis  mane salutantum totis vomit aedibus undam,  nec varios inhiant pulchra testudine postis  inlusasque auro vestes Ephyreiaque aera,  alba neque Assyrio [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  O fortunatos nimium, sua si bona norint,<br />  agricolas! quibus ipsa procul discordibus armis<br />  fundit humo facilem victum iustissima tellus.<br />  Si non ingentem foribus domus alta superbis<br />  mane salutantum totis vomit aedibus undam,<br />  nec varios inhiant pulchra testudine postis<br />  inlusasque auro vestes Ephyreiaque aera,<br />  alba neque Assyrio fucatur lana veneno<br />  nec casia liquidi corrumpitur usus olivi:<br />  at secura quies et nescia fallere vita,<br />  dives opum variarum, at latis otia fundis -<br /><span id="more-3344"></span>  speluncae vivique lacus et frigida Tempe<br />  mugitusque boum mollesque sub arbore somni -<br />  non absunt; illic saltus ac lustra ferarum<br />  et patiens operum exiguoque adsueta iuventus,<br />  sacra deum sanctique patres; extrema per illos<br />  iustitia excedens terris vestigia fecit.<br />  Me vero primum dulces ante omnia Musae,<br />  quarum sacra fero ingenti percussus amore,<br />  accipiant caelique vias et sidera monstrent,<br />  defectus solis varios lunaeque labores;<br />  unde tremor terris, qua vi maria alta tumescant<br />  obicibus ruptis rursusque in se ipsa residant,<br />  quid tantum Oceano properent se tinguere soles<br />  hiberni, vel quae tardis mora noctibus obstet.<br />  Sin, has ne possim naturae accedere partis,<br />  frigidus obstiterit circum praecordia sanguis:<br />  rura mihi et rigui placeant in vallibus amnes,<br />  flumina amem silvasque inglorius. O ubi campi<br />  Spercheosque et virginibus bacchata Lacaenis<br />  Taygeta! O, qui me gelidis convallibus Haemi<br />  sistat et ingenti ramorum protegat umbra!<br />  Felix, qui potuit rerum cognoscere causas,<br />  atque metus omnis et inexorabile fatum<br />  subiecit pedibus strepitumque Acherontis avari.<br />  Fortunatus et ille, deos qui novit agrestis,<br />  panaque Silvanumque senem Nymphasque sorores:<br />  illum non populi fasces, non purpura regum<br />  flexit et infidos agitans discordia fratres<br />  aut coniurato descendens Dacus ab Histro,<br />  non res Romanae perituraque regna; neque ille<br />  aut doluit miserans inopem aut invidit habenti<br />  quos rami fructus, quos ipsa volentia rura<br />  sponte tulere sua, carpsit; nec ferrea iura<br />  insanumque forum aut populi tabularia vidit.<br />  sollicitant alii remis freta caeca ruuntque<br />  in ferrum, penetrant aulas et limina regum;<br />  hic petit excidiis urbem miserosque Penatis,<br />  ut gemma bibat et Sarrano dormiat ostro;<br />  condit opes alius defossoque incubat auro;<br />  hic stupet attonitus rostris; hunc plausus hiantem<br />  per cuneos &#8211; geminatus enim plebisque patrumque -<br />  corripuit; gaudent perfusi sanguine fratrum,<br />  exsilioque domos et dulcia limina mutant<br />  atque alio patriam quaerunt sub sole iacentem.<br />  Agricola incurvo terram dimovit aratro:<br />  hinc anni labor, hinc patriam parvosque nepotes<br />  sustinet, hinc armenta boum meritosque iuvencos.<br />  Nec requies, quin aut pomis exuberet annus<br />  aut fetu pecorum aut cerealis mergite culmi,<br />  proventuque oneret sulcos atque horrea vincat.<br />  Venit hiems: teritur Sicyonia baca trapetis,<br />  glande sues laeti redeunt, dant arbuta silvae;<br />  et varios ponit fetus autumnus et alte<br />  mitis in apricis coquitur vindemia saxis.<br />  Interea dulces pendent circum oscula nati,<br />  casta pudicitiam servat domus, ubera vaccae<br />  lactea demittunt pinguesque in gramine laeto<br />  inter se adversis luctantur cornibus haedi.<br />  Ipse dies agitat festos fususque per herbam,<br />  ignis ubi in medio et socii cratera coronant,<br />  te libans, Lenaee, vocat pecorisque magistris<br />  velocis iaculi certamina ponit in ulmo,<br />  corporaque agresti nudant praedura palaestrae.<br />  Hanc olim veteres vitam coluere Sabini,<br />  hanc Remus et frater, sic fortis Etruria crevit<br />  scilicet et rerum facta est pulcherrima Roma,<br />  septemque una sibi muro circumdedit arces.<br />  Ante etiam sceptrum Dictaei regis et ante<br />  inpia quam caesis gens est epulata iuvencis,<br />  aureus hanc vitam in terris Saturnus agebat;<br />  necdum etiam audierant inflari classica, necdum<br />  inpositos duris crepitare incudibus enses. <br />  O agricoltori anche troppo fortunati se solo conoscessero i loro<br />  Beni! Per loro spontaneamente, lontano dalla discordia delle armi,<br />  La terra giustissima offre dal suolo facile sostentamento.<br />  Se l&#039;alto palazzo dalle superbe porte<br />  Non versa uno stolo immenso di salutatori mattutini da tutte le sue porte<br />  Se (gli agricoltori) non bramano a bocca aperta, battenti variamente intarsiati di bella tartaruga,<br />  vesti ricamate in oro e bronzi di Corinto,<br />  se la bianca lana non  colorata con la porpora assira e<br />  l&#039;uso dell&#039;olio limpido non  guastato dalla cannella,<br />  ma invece non mancano una pace sicura e una vita fallace<br />  Ricca di beni diversi, ma il riposo nei poderi,<br />  spelonche e laghi naturali e fresche vallate amene,</p>
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		<title>Liber I &#8211; Par. 161</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Quibus ex rebus breviter disputatis intellegi potest non solum id homines solere dubitare, honestumne an turpe sit, sed etiam duobus propositis honestis utrum honestius sit. Hic locus a Panaetio est, ut supra dixi, praetermissus. Sed iam ad reliqua pergamus.  Da questa breve discussione, si deduce come gli uomini ordinariamente si pongano non [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Quibus ex rebus breviter disputatis intellegi potest non solum id homines solere dubitare, honestumne an turpe sit, sed etiam duobus propositis honestis utrum honestius sit. Hic locus a Panaetio est, ut supra dixi, praetermissus. Sed iam ad reliqua pergamus.<br />  Da questa breve discussione, si deduce come gli uomini ordinariamente si pongano non soltanto il problema se un&#039;azione sia onesta o disonesta, ma anche, quale delle due sia pi onesta, una volta messi di fronte a due <span id="more-3326"></span>azioni oneste. Questione che, come ho detto in precedenza, fu trascurata da Panezio Ma ormai  tempo di passare ad altri argomenti.</p>
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		<title>La pena di Morte</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:51 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Quando nel 1764 fu pubblicato il libro di Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene &#8211; in cui si concludeva che la pena di morte &#8220;non  un diritto&#8230; ma una guerra della nazione contro un cittadino&#8221;, e che non era &#8220;n utile n necessaria&#8221; alla difesa contro i crimini &#8211; gi una [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Quando nel 1764 fu pubblicato il libro di Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene &#8211; in cui si concludeva che la pena di morte &#8220;non  un diritto&#8230; ma una guerra della nazione contro un cittadino&#8221;, e che non era &#8220;n utile n necessaria&#8221; alla difesa contro i crimini &#8211; gi una lunga elaborazione teorica aveva affrontato nell&#039;Europa illuminista, insieme con il tema della natura dello Stato, quello della fondatezza delle leggi e delle pene. Enormemente diffuso in tutta Europa, il saggio del Beccaria conteneva gi tutte le considerazioni di principio ed empiriche che si oppongono alla pena di morte e danno la vittoria alla &#8220;causa dell&#039;umanit&#8221;, come Beccaria scriveva. Se nella societ moderna la pena  intesa al recupero del criminale e a distogliere dal crimine, certo la pena di morte non risponde alla prima esigenza &#8211; e la crescita dei delitti esclude che serva alla seconda. E, inoltre, ripugna sia al senso morale sia alla dottrina contrattualistica dello Stato (v. contratto sociale) l&#039;idea che si possa dare per legge la morte a un cittadino.<br /><span id="more-3300"></span>  I difensori del mantenimento della pena di morte &#8211; presente ancora in alcuni stati industriali avanzati (p. es. USA) e nella maggior parte dei paesi del Terzo Mondo e in via di sviluppo &#8211; si richiamano in primo luogo alla &#8220;tradizione&#8221;, ovvero al fatto che per lunghi secoli la pena di morte  stata la reazione accettata a delitti efferati o sanguinosi, e che, se pure non sembra distogliere i criminali dai delitti, d comunque ai cittadini onesti un maggior senso di protezione. E&#039; constatazione comune che l&#039;opinione pubblica esprime spesso parere favorevole alla pena di morte, specie in periodi di crescita della criminalit e di violenza civile diffusa. La linea che porta alla progressiva eliminazione della pena di morte sembra inarrestabile, sia nel diritto &#8211; abolita da tempo dai codici penali di molti paesi, come la Norvegia (1902), l&#039;Olanda (1870), la Svezia (1921), la Danimarca (1930), la Svizzera (1940), la Germania Occidentale (1949), l&#039;Austria (1950), la Nuova Zelanda (1961), il Canada (1976) &#8211; sia nei fatti, con il rarefarsi della sua applicazione. A seguito del radicale mutamento politico avvenuto alla fine degli anni Ottanta, anche numerosi paesi dell&#039;Europa orientale hanno abolito la pena capitale.<br />  In Italia la pena di morte  stata abolita una prima volta nel 1899, con l&#039;approvazione del codice Zanardelli &#8211; salvo che per crimini di guerra -; reintrodotta dal fascismo nel 1926,  stata eliminata nel 1944, e i princpi che ne impediscono l&#039;applicazione appaiono saldamente radicati nella patria di Cesare Beccaria, malgrado i sussulti che si manifestano di quando in quando in taluni settori dell&#039;opinione pubblica davanti all&#039;efferatezza di talune, purtroppo ricorrenti, manifestazioni malavitose o terroristiche.</p>
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		<title>Gauguin, Paul &#8211; Analisi opere</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:51 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  Nacque a Parigi nel 1848, l’anno dopo alla morte del padre, era gi in viaggio verso il Per dove trascorse la sua infan-zia. Rientrato in Francia studi a Orlans e a Parigi. Nel 1865 inizi a viaggiare per mare prima come marinaio e poi come militare di leva, toccando i pi importanti porti [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Nacque a Parigi nel 1848, l’anno dopo alla morte del padre, era gi in viaggio verso il Per dove trascorse la sua infan-zia. Rientrato in Francia studi a Orlans e a Parigi. Nel 1865 inizi a viaggiare per mare prima come marinaio e poi come militare di leva, toccando i pi importanti porti del mondo. Nel 1871 si stabil a Parigi lavorando come agente di cambio, nel 1873 spos una danese e una terribile crisi economica in Francia lo costrette ad abbandonare il suo incari-co. L’evento non fu traumatico, poich gli consent di dedicarsi pienamente alla pittura, la quale lo aveva affascinato gi agli inizi degli anni 70. Gi dal 1880 partecipava alle mostre impressioniste. Desiderava una vita semplice e libera dai condizionamenti nel 1885 si trasfer in Bretagna a Pont-Aven e nel 1887 si imbarc vero Panama e per la Martinca. Rientr in Francia nel 1888 vivendo per un breve periodo con Van Gogh ad Arles sognando di costruire una comunit di artisti nel Mezzogiorno francese, inoltre stette a Pont-Aven e a Le Pouldu. Vendette tutto per trasferirsi a Tahiti dove visse solo due anni dal 1891 al 1892, fu di nuovo a Pont-Aven e ripart nel 1895 per il suo ultimo viaggio per Tahiti e le Isole Marchesi, dove mor nel 1903, disperato, stanco e malato in carcere per essersi opposto alla politica razzista del governatore francese. Anche gli inizi di Gauguin furono impressionisti, ma gi dal 1888 il suo modo di dipingere era completamente diverso: i colori erano dati per ampie campiture piatte e faceva uso dei colori primari il rosso, il giallo e il blu. Fu sensibile alla pittura giapponese, allora molto di moda per le numerose stampe a colori. <br /><span id="more-3216"></span><br />  Il Cristo Giallo 1889<br />  Il dipinto raffigura delle donne oranti bretoni nei loro costumi tradizionali con la tipica cuffia bretone, sono inginocchia-te ai piedi della scultura di uno dei tanti crocifissi presenti in Bretagna. Le colline sono gialle, gli alberi hanno una chio-ma fiammeggiante di un rosso vivo e Cristo   contornato di nero e verde,  totalmente giallo. In questo dipinto si ha il recupero della bidimensionalit e l’importanza rivestita dal colore, che non corrisponde a quella dell’oggetto rappresen-tato. Assieme all’antinaturalismo e alla tecnica del cloissonnisme, abbiamo l’essenzialit del paesaggio e delle figure dai tratti leggermente abbozzati, sono delle figure semplici e sintetiche. Il Sintetsmo  il termine che Gauguin affianca all’impressionismo. <br />  COME! SEI GELOSA? 1892<br />  Il soggetto  tratto da un fatto a cui l’artista aveva assistito veramente; il dipinto rielabora l’episodio di queste due donne, assumendo dei valori soltanto pittorici. Sulla sabbia rosa, nei pressi dell’acqua dove vengono riflesse con delle chiazze di colore grigio,arancio e nero, vi sono due donne che si riposano: una  distesa in pieno sole, mentre l’altra  accovacciata con il braccio destro poggiato sulla sabbia ed  quasi completamente all’ombra. Fra le fanciulle si ha un contrasto immediato, poich una  il contrario dell’altra, i loro corpi sono fusi in uno solo met  chiara mentre l’altra  scura. Al perizoma rosso della donna distesa, corrisponde la veste rossa con fiori grigio-verdi, poggiata a terra, dell’altra donna. I volti e i corpi hanno una forte carica erotica e sono trattati sinteticamente, mentre la natura  inna-turale. Se mancasse la scritta esplicativa di Gauguin sul margine inferiore, capiremmo che tra i due personaggi avvenga un colloquio muto, che diventa enigmatico grazie alla collocazione dei due personaggi. Il colore  piatto e uniforme, si ha il chiaroscuro nel braccio della donna. (idea di consuetudine e tranquillit).</p>
<p>  Da dove veniamo? Dove andiamo?<br />  Poco prima di un tentativo di suicidio , dipinse una tela di grandi dimensioni che avrebbe dovuto essere una sorta di te-stamento spirituale.  un dipinto molto esteso in lunghezza tanto da essere paragonato ad un fregio. Proprio del fregio classico l’artista voleva dare l’impressione. I bordi superiori presentano a destra la firma e la data e a sinistra il titolo su uno sfondo giallo-oro. Secondo l’artista questo dipinto doveva dare impressione di un affresco con gli angoli rovinati, realizzato su una parete d’oro.  A destra troviamo un bambino addormentato con tre donne sedute vicino; due figure vestite di porpora si confidano i loro pensieri; una figura accovacciata leva il braccio e guarda attonita le due donne che pensano al loro destino; al centro c’ una figura che raccoglie i frutti; due gatti accanto a un bambino; una capra bian-ca; un idolo con le braccia alzate misteriosamente e aritmicamente, sembra additare l’aldil; una donna  seduta per ascoltare l’idolo; infine una vecchia, prossima alla morte  presa dai suoi pensieri mentre uno strano uccello che tiene una lucertola icon gli artigli rappresenta la vanit delle parole. Alcuni significati simbolici sono evidenti la nascita,la vita e la morte sono rappresentati dal bambino, dalle donne e dalla vecchia. Anche il titolo ci d l’aiuto per interpretare que-sto dipinto, infatti sono i grandi quesiti che l’umanit si pone. Sono anche queste le domande che si pone l’artista e che scaturiscono dalle due figure in rosso. La figura eretta che coglie un frutto da un albero, la pi luminosa e l’unica ma-schile pu rappresentare l’uomo che coglie il frutto prezioso, oppure pu cadere nell’interpretazione ebraico-cristiana del peccato. Il dipinto sarebbe la sintesi tra elementi religiosi occidentali e credenze orientali, rappresenta anche il ciclo della vita. La vecchia appare rassegnata, piena di rimorsi e rimpianti che per come afferma Gauguin non risolvono n i problemi n danno risposte alle angosce della vita.</p>
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		<title>Comunicazione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:47 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Gli elementi della comunicazione sono:  • Emittente: colui che invia il messaggio  • Destinatario: colui che riceve il messaggio  • Messaggio: contenuto della comunicazione  • Codice: che linguaggio viene usato  • Canale:  il mezzo fisico con cui si trasmette il messaggio  • Referente: ci di cui [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Gli elementi della comunicazione sono:<br />  • Emittente: colui che invia il messaggio<br />  • Destinatario: colui che riceve il messaggio<br />  • Messaggio: contenuto della comunicazione<br />  • Codice: che linguaggio viene usato<br />  • Canale:  il mezzo fisico con cui si trasmette il messaggio<br />  • Referente: ci di cui si parla<br />  • Contesto: il luogo ed il tempo in cui avviene la comunicazione</p>
<p>  Comunicare significa condividere, entrare in relazione con un essere o vivente. La comunicazione serve infatti all’uomo per comunicare tra s.<br /><span id="more-3122"></span><br />  Funzione:</p>
<p>  • Emotiva: riferita all’emittente<br />  • Persuasiva o conativa: riferita all’emittente.<br />  • Fatica: riferita al canale<br />  • poetica<br />  • metalinguistica<br />  • referenziale o informativa.</p>
<p>  Un segno  l’elemento minimo della comunicazione, ci che ci serve per comunicare con gli altri. Invece un segnale  l’elemento materiale percepibile con almeno uno dei cinque sensi a differenza del segno che  l’idea collegata al segnale.</p>
<p>  I vari tipi di testo<br />  Esistono testi:</p>
<p>  • descrittivi<br />  • regolativi<br />  • argomentativi<br />  • valutativi<br />  • informativi<br />  • espressivi<br />  • persuasivi</p>
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		<title>Lupi e pecore</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:44 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  I lupi facendo la posta ad un gregge di pecore, poich non riuscivano ad impossessarsene a causa dei cani che lo sorvegliavano, decisero di ricorrere all&#039;astuzia per fare ci. E avendo mandato ambasciatori chiedevano loro i cani, dicendo che quelli erano colpevoli dell’ostilit, e, se li avessero avuti nelle mani, ci sarebbe stata [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  I lupi facendo la posta ad un gregge di pecore, poich non riuscivano ad impossessarsene a causa dei cani che lo sorvegliavano, decisero di ricorrere all&#039;astuzia per fare ci. E avendo mandato ambasciatori chiedevano loro i cani, dicendo che quelli erano colpevoli dell’ostilit, e, se li avessero avuti nelle mani, ci sarebbe stata pace fra loro. Allora le pecore non sospettando quello che le aspettava consegnarono i cani, ed i lupi avendoli avuti facilmente sterminarono il gregge che era senza custodia.<br /><span id="more-3340"></span>  Cos anche quelle fra le citt che consegnano facilmente i loro capi di nascosto anch’esse rapidamente sono in mano ai nemici.</p>
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		<title>Lhomond &#8211; De viris illustribus</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:43 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Proca, rex Albanorum, duos filios, Numitorem et Amulium habuit. Numitori, qui natu major erat, regnum reliquit; sed Amulius, pulso fratre, regnavit, et ut eum sobole privaret, Rheam Sylviam ejus filiam Vestae sacerdotem fecit, quae tamen Romulum et Remum uno partu edidit. Quo cognito, Amulius ipsam in vincula conjecit, parvulos alveo impositos abjecit in [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Proca, rex Albanorum, duos filios, Numitorem et Amulium habuit. Numitori, qui natu major erat, regnum reliquit; sed Amulius, pulso fratre, regnavit, et ut eum sobole privaret, Rheam Sylviam ejus filiam Vestae sacerdotem fecit, quae tamen Romulum et Remum uno partu edidit. Quo cognito, Amulius ipsam in vincula conjecit, parvulos alveo impositos abjecit in Tiberim, qui tunc forte super ripas erat effusus; sed, relabente flumine, eos aqua in sicco reliquit. Vastae tum in eis locis solitudines erant. Lupa, ut fama traditum est, ad vagitum accurrit, infantes lingua lambit, ubera eorum ori admovit, matremque se gessit. Cum lupa saepius ad parvulos veluti ad catulos reverteretur, Faustulus, pastor regius, rem animadvertit, eos tulit in casam et Accae Laurentiae conjugi dedit educandos. Qui adulti inter pastores primo ludicris certaminibus vires auxere, deinde, venando saltus peragrare coeperunt, tum latrones a rapina pecorum arcere. Quare eis insidiati sunt latrones, a quibus Remus captus est. Romulus autem vi se defendit. Tunc Faustulus necessitate compulsus indicavit Romulo quis esset ejus avus, quae mater. Romulus statim, armatis pastoribus Albam properavit.<br /><span id="more-3306"></span>  Proca, re degli Albani, ebbe due figli: Numitore e Amulio. A Numitore, che era il pi grande, lascio il regno; ma Amulio, allontanato il fratello, prese il potere, e per privarlo della prole, fece sacerdotessa di Vesta sua figlia Rea Silvia, che tuttavia diede alla luce in un solo parto Romolo e Remo. Saputo ci, Amulio la gett in prigione, (e), messi i gemelli in una cesta, (la) butt nel Tevere, che per caso in quel momento aveva straripato; ma, ritirandosi il fiume, l&#039;acqua li lasci all&#039;asciutto. Allora in quei luoghi c&#039;erano enormi spazi deserti. Una lupa, come  tramandato dalla storia, accorse verso il vagito, lecc i bambini con la lingua, mosse i seni verso le loro bocche, e si comport da madre.</p>
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		<title>Gadda, Carlo Emilio &#8211; Quer pasticciaccio brutto de via Merulana</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:42 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  * Titolo: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana  * Autore: Carlo Emilio Gadda  * Editore: Garzanti 
  Epoca in cui si svolge la vicenda
  La vicenda si svolge nell&#039;anno 1927, quando ormai Mussolini era al potere in Italia ed essa cominciava ad assumere la forma della dittatura. Nel testo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  * Titolo: Quer pasticciaccio brutto de via Merulana<br />  * Autore: Carlo Emilio Gadda<br />  * Editore: Garzanti </p>
<p>  Epoca in cui si svolge la vicenda</p>
<p>  La vicenda si svolge nell&#039;anno 1927, quando ormai Mussolini era al potere in Italia ed essa cominciava ad assumere la forma della dittatura. Nel testo sono ben specificati i riferimenti temporali a partire dalle date. Il romanzo comincia, infatti, il giorno 20 febbraio, una domenica, in cui il protagonista si reca a pranzo da amici. La vicenda termina il 25 marzo circa con la visita di Ingravallo alla domestica della donna uccisa.<br /><span id="more-3189"></span><br />  Luoghi in cui si svolge la vicenda<br />  Anche i luoghi sono ben delineati dall&#039;autore con una grandissima precisione per quanto riguarda la descrizione spesso anche troppo esasperata. La vicenda si svolge in ogni modo a Roma o nelle sue vicinanze. Inizialmente in un appartamento al numero 219 di via Merulana, poi la storia si sposta dal commissariato di polizia alle zone periferiche di Roma, come i Castelli Romani, il Torraccio, i Due Santi, ecc.</p>
<p>  Personaggi principali<br />  * Don Ciccio: il suo nome  Francesco Ingravallo, ma tutti lo chiamano Don Ciccio.  un funzionario della sezione investigativa della polizia di Roma.  giovane, ha trentacinque anni, di statura media, un po&#039; tozzo. Ha i capelli neri, folti e crespi, il suo fare  un po&#039; tonto, ma solo in apparenza, infatti, egli  un grande esperto degli uomini e delle donne, un acuto osservatore e quindi un bravissimo agente, anche se di primo acchito non si presenta come tale. Egli segue tutte le indagini durante la vicenda e lo fa con molta passione anche poich la vittima era una sua cara amica.<br />  * Liliana Balducci:  la vittima del delitto compiuto durante il racconto.  una signora molto affascinante dai capelli castani e la pelle molto chiara. La sua voce ha un timbro dolce e profondo che incanta quasi il dottor Ingravallo, il quale  molto colpito anche dallo sguardo della signora che egli definisce come ardente. La signora compare per la prima volta nel romanzo quando Don Ciccio si reca a casa dei Balducci per un pranzo. Qui l&#039;ispettore nota che la donna  piuttosto pensierosa, ma in quel momento l&#039;uomo non ci fa caso. Quando si scoprir l&#039;omicidio, l&#039;uomo ritorner a quel giorno e collegher la tristezza della signora con la ragazza che i due coniugi (il signore e la signora Balducci) ospitavano come una figlia. Ingravallo si rende conto che quella non era la prima ragazza che veniva accolta in quella casa. Dopo una serie di indagini si scoprir come la donna non poteva avere figli e come prendesse questa situazione come una condanna.<br />  * Giuliano Valdarena:  il cugino della signora Liliana.  un giovane molto prestante, di bell&#039;aspetto, ammirato da tutti soprattutto dai familiari. Tutta la famiglia lo considera come il pupillo, per la grande stima che ha da parte di tutti. Solamente l&#039;ispettore Ingravallo non lo vede di buon occhio e appena cominciano ad esserci dei sospetti su di lui riguardo all&#039;assassinio, Don Ciccio si intestardisce nel cercare prove a suo sfavore. Questo accade poich Ingravallo era stato colpito dal comportamento della cugina Liliana nei confronti del giovane, quasi come di una ragazzina innamorata. Questo comportamento  poi spiegabile con la mania della donna di avere figli e con il fatto che il cugino con il suo matrimonio avrebbe potuto darle un nipote che sarebbe stato un po&#039; come un suo figlio.<br />  * Zamira:  una signora il cui aspetto fisico  un po&#039; trasandato. Il viso  pieno di rughe, gli occhi quasi da strega, la bocca impauriva per il fatto che le mancavano i quattro denti sia superiori che inferiori. Il suo lavoro ufficiale era quello di magliaia, rammendatrice, tintora, ma ella svolgeva anche altre attivit come chiromante, indovina, maga e chi pi ne ha pi ne metta. La donna lavorava in una sottospecie di laboratorio, un buco pi che altro, con l&#039;aiuto di molte ragazze. Il laboratorio della Zamira era famoso in tutta Roma e era frequentato da molti uomini che si recavanol un po&#039; per giocare a carte, un po&#039; per le ragazze, un po&#039; per la Zamira.</p>
<p>  Tematica<br />  La vicenda, il giallo non ha una grandissima importanza per l&#039;autore in questo libro. Egli , infatti, molto interessato, pi che alla storia, a presentare la complessit e la stratificazione dei fatti, il groviglio o come lo chiama il protagonista lo &#8220;gnommero&#8221; dei fatti. Per arrivare a questo il Gadda ricorre, oltre che ad un intreccio molto complicato, anche alla sperimentazione di un nuovo stile linguistico. Questo  molto particolare e per certi versi anche complicato a causa della presenza di vari dialetti (romano, napoletano, veneto) tra cui si ritrovano anche citazioni in lingue straniere (francese, inglese) perfino il greco e il latino. Oltre a questo si nota in ogni modo un altro intento che  quello di ricostruire la societ del periodo fascista in Italia inquadrata dal punto di vista del popolo. Tra le righe si nota molto la posizione dell&#039;autore di fronte a questa realt, che  di critica molto dura contro il personaggio di Mussolini, quando lo definisce &#8220;quer gallinaccio co&#039; la faccia fanatica a Palazzo Chigi&#8221;oppure &#8220;&#039;sto Pupazzo a Palazzo Chiggi&#8221;.</p>
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		<title>Il pescatore, i pesci piccoli e quelli grossi</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:40 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Un pescatore aveva tirato fuori dal mare la sua rete. I pesci grossi, gli riusc di prenderli e li gett nel secchio sulla spiaggia; i pi piccoli, invece, scivolando attraverso le maglie, fuggirono in acqua. Per chi non possiede grandi fortune,  facile salvarsi: ma  raro veder sfuggire ai pericoli uno che [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Un pescatore aveva tirato fuori dal mare la sua rete. I pesci grossi, gli riusc di prenderli e li gett nel secchio sulla spiaggia; i pi piccoli, invece, scivolando attraverso le maglie, fuggirono in acqua. Per chi non possiede grandi fortune,  facile salvarsi: ma  raro veder sfuggire ai pericoli uno che abbia fama di esser potente.</p>
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		<title>Liber III</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:39 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Est quidem vera lex recta ratio naturae congruens, diffusa in omnis, constans, sempiterna, quae vocet ad officium iubendo, vetando e fraude deterreat; quae tamen neque probos frustra iubet aut vetat nec improbos iubendo aut vetando movet. Huic legi nec abrogari fas est, neque derogari aliquid ex hac licet neque tota abrogari potest, nec [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Est quidem vera lex recta ratio naturae congruens, diffusa in omnis, constans, sempiterna, quae vocet ad officium iubendo, vetando e fraude deterreat; quae tamen neque probos frustra iubet aut vetat nec improbos iubendo aut vetando movet. Huic legi nec abrogari fas est, neque derogari aliquid ex hac licet neque tota abrogari potest, nec vero aut per senatum aut per populum solvi hac lege possumus, neque est quaerendus explanator aut interpres Sextus Aelius, nec erit alia lex Romae, alia Athenis, alia nunc, alia posthac, sed et omnis gentes et omni tempore una lex et sempiterna et immutabilis continebit, unusque erit communis quasi magister et imperator omnium deus: ille legis huius inventor, disceptator, lator; cui qui non parebit, ipse se fugiet ac naturam hominis aspernatus hoc ipso luet maximas poenas, etiamsi cetera suppllicia, quae putantur, effugerit. <br /><span id="more-3321"></span>  In realt vera legge  la corretta ragione in accordo con la natura, diffusa in tutti, costante, sempiterna, che eventualmente richiami al dovere ordinando, vietando allontani dal delitto. E tuttavia non ordina o vieta invano agli onesti, e non smuove i disonesti ordinando o vietando. Per questa legge non  lecito essere abrogata, n si pu derogare qualcosa da questa, n pu essere interamente cassata, nemmeno possiamo essere liberati da questa legge per (decreto del) senato o del popolo, n bisogna cercare un Sesto Elio come commentatore o interprete, n ci sar una legge a Roma, un&#039;altra ad Atene, una ora, un&#039;altra in futuro, ma una sola legge sempiterna e immutabile terr a freno tutti i popoli in ogni tempo, e uno solo sar dio comune, quasi un maestro o un comandante: quello l&#039;inventore di questa legge, colui che l&#039;ha meditata, emanata; e chi non gli obbedir, si fuggir da solo e, rinnegata a lui stesso la natura di uomo, espier pene grandissime, anche se sar sfuggito agli altri supplizi, che tali sono ritenuti (dagli uomini).</p>
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		<title>Industrializzazione</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:36 +0000</pubDate>
		<dc:creator>stella</dc:creator>
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		<description><![CDATA[  &#8220;L&#039;industrializzazione  la base del benessere delle persone,al giorno d&#039;oggi tutto gira introrno al commercio,alle grandi industrie e al denaro.Purteoppo in molti paesi questo non  cos,questo perch alla base c&#039; una lentissima modernizzazione,dovuta anche ai pochi capitali del paese,portando cos malessere e una grave povert generalizzata.Prova a svolgere l&#039;argomento dando il tuo [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  &#8220;L&#039;industrializzazione  la base del benessere delle persone,al giorno d&#039;oggi tutto gira introrno al commercio,alle grandi industrie e al denaro.Purteoppo in molti paesi questo non  cos,questo perch alla base c&#039; una lentissima modernizzazione,dovuta anche ai pochi capitali del paese,portando cos malessere e una grave povert generalizzata.Prova a svolgere l&#039;argomento dando il tuo punto di vista e ci che sarebbe possibile fare per aiutare questi paesi arretrati.Parla anche dei problemi che comporta per l&#039;industrializzazione a livello ecologico e sociale.&#8221;<br /><span id="more-3268"></span>  Tutto inizi con la prima rivoluzione industriale, quando alcuni paesi occidentali passarono dalla vita nei campi alle industrie, da allora il fenomeno dell&#039;industrializzazione non ha pi avuto fine,  diventato inarrestabile, fino ai giorni nostri dove  appunto arrivo all&#039;apice. Se  vero che le industrie hanno sempre portato ricchezze ai paesi e un stato di maggior benessere alla popolazione,una maggiore possibilit di lavoro,  vero anche che questo fenomeno nel corso della storia non ha portato pochi problemi. Basti pensare alla cronache di queti giorni,oltre alla condizione che il nostro mondo sta affrontando, soprattutto a causa delle industrie che portano l&#039;inquinamento dell&#039;atmosfera, delle acque e del suolo, al surriscaldamento atmosferico che sta portando allo scioglimento dei giacci perenni e al mutamento del clima, c&#039; anche una condizione riguardante gli stessi lavoratori delle fabbriche. Infatti ogni giorno sentiamo parlare i mass media di tragici avvenimenti di cronaca nera che riguardano la condizione dei lavratori, ogni giorno in Italia muoiono centinaia di operai per le pessime condizioni della sicurezza sul lavoro. Oppure di tantissime famiglie che per via dell&#039;improvviso licenziamento di migliaia di operai rimangono senza una casa e arrivano spesso purtroppo a perdere anche la propria dignit per poter mantenere miseramente i propri figli. Per  anche vero che al giorno d&#039;oggi l&#039;intera economia mondiale gira intorno al lavoro delle grndi aziende che portano grazie anche agli quotamenti nelle borse mondiali grandissimi capitali. Questo per avviene ancora solo nel mondo occidentale,quando ancora in paesi pi poveri e arretrati si colivano ancora i campi come nel periodo medioevale, usando carri e animali da traino, per non parlare delle pessime condizioni economiche che portano a paesi per esempio dell&#039;Africa e dell&#039;America del sud. Ancora oggi viviamo in um mondo dove il pesce grande magia il pesce piccolo e alcune grandi aziende, dei colossi dell&#039;economia mondiale aprono le proprie fabbriche in paesi sottosviluppati per pagare meno la mano d&#039;opera (molto meno della met che pagherebbero a un normale lavoratore), spesso facendoli lavorare in condizioni misere con orari strazianti, anche a bambini. Si io sono dell&#039;opinione che tutti abbiano il diritto e il dovere di poter lavorare,ma in condizioni umane con salari e orari degni di un uomo e non di un animale solo per far arricchire quelle persone che stanno dietro a tutto. Ecco perch penso che le persone si possano aiutare, ma usando i mezzi giusti.</p>
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		<title>Coorporazioni &#8211; Importanza delle corporazioni all&#039;interno dell&#039;esperienza comunale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  La conquista dell’autonomia diede spinta all’attivit produttiva, grazie all’aumento della popolazione urbana e dalla disponibilit di manodopera, dall’ampliamento del mercato, dal collegamento con le grandi correnti del traffico internazionale. La struttura aristocratica del Comune apparve presto inadeguata alla realt sociale e la pressione degli strati popolari si intensific. La base organizzativa dell’azione politica [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  La conquista dell’autonomia diede spinta all’attivit produttiva, grazie all’aumento della popolazione urbana e dalla disponibilit di manodopera, dall’ampliamento del mercato, dal collegamento con le grandi correnti del traffico internazionale. La struttura aristocratica del Comune apparve presto inadeguata alla realt sociale e la pressione degli strati popolari si intensific. La base organizzativa dell’azione politica e sociale del popolo furono le corporazioni, nelle <span id="more-3146"></span>quali si raggruppavano le varie categorie di produttori; esse sorsero per regolare, mediante statuti il campo professionale ed economico. Ma la loro sfera di azione si estese anche in sostegno della lotta che la media borghesia e l’artigianato, condussero con il governo comunale e si estese anche al campo militare con la creazione di compagnie delle armi del popolo. Alla fine del XII secolo l’intensificarsi dei contrasti interni mise in crisi la struttura consolare del Comune.</p>
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		<title>Comparativo di maggioranza &#8211; Superlativi &#8211; Comparativi e superlativi irregolari</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Quando si vuole fare un paragone  1) con gli aggettivi monosillabici il c.d.m. si forma con l&#039;aggettivo pi er pi than: He is thinner than Bob  * Quando ci sono gli aggettivi monosillabici che hanno una vocale seguita da una consonante, quest’ultima raddoppia:   thin = thinner  fat = [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Quando si vuole fare un paragone<br />  1) con gli aggettivi monosillabici il c.d.m. si forma con l&#039;aggettivo pi er pi than: He is thinner than Bob<br />  * Quando ci sono gli aggettivi monosillabici che hanno una vocale seguita da una consonante, quest’ultima raddoppia: <br />  thin = thinner<br />  fat = fatter<br />  big ?= bigger<br />  * quando l’aggettivo  bisillabico e termina con y, quest’ultima cade e diventa “ier”:<br />  happy = happier<br />  pretty = prettier<br />  gli aggettivi bisillabici che terminano per y, non vogliono “more”<br /><span id="more-3128"></span><br />  2) quando l’aggettivo  bisillabo o plurisillabo, il comparativo di maggioranza si forma con more pi aggettivo pi than:<br />  I’m more beoutiful than you<br />  This book in more interesting than that</p>
<p>  I Superlativi<br />  Per gli aggettivo monosillabici e bisillabici terminanti per y prendono al superlativo la “est” o “iest” preceduto dall’aritoclo “the”:<br />  Mt Everest is te highest mountain of the word<br />  Mary is the happiest girl in the world<br />  Per gli altri aggettivi bisillabici e per i pluribissilabici il superlativo si forma con the pi most pi aggettivo:<br />  Angela is the most intelligent girl of the classroom</p>
<p>  Comparativi e Superlativi irregolari<br />  *good, better, the best<br />  * bad, worse, the worst<br />  * old, older (elder), the oldest<br />  * for, forther, the fortherest<br />  * near, nearer, the nearest (il + vicino) / the next (il prossimo)<br />  * late, later, the la test (il + recente) / the last (l’ultimo)<br />  * more, much, the most</p>
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		<title>Insetti &#8211; Struttura fisica</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Feb 2009 13:02:35 +0000</pubDate>
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		<description><![CDATA[  Gli insetti si dividono in: 
  &#8211; atterigoti: non hanno le ali  &#8211; pterigoti: hanno le ali  &#8211; esopterigoti: le ali si formano un po’ alla volta  &#8211; endopterigoti: le ali si formano all’interno e escono alla fine dello sviluppo
  Gli insetti si suddividono in 30 ordini.
  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>  Gli insetti si dividono in: </p>
<p>  &#8211; atterigoti: non hanno le ali<br />  &#8211; pterigoti: hanno le ali<br />  &#8211; esopterigoti: le ali si formano un po’ alla volta<br />  &#8211; endopterigoti: le ali si formano all’interno e escono alla fine dello sviluppo</p>
<p>  Gli insetti si suddividono in 30 ordini.</p>
<p>  Essi hanno:</p>
<p>  &#8211; corpo suddiviso in: capo, torace, addome.<br />  &#8211; 3 paia di zampe<br />  &#8211; Un paio di antenne</p>
<p>  Tegumento:  un rivestimento rigido, costituito da:<br /><span id="more-2988"></span><br />  &#8211; cuticola: strato cellulare<br />  &#8211; epidermide: strato cellulare<br />  &#8211; membrana basale: strato sottile.</p>
<p>  Il tegumento ha la funzione di sostenere il corpo del fungo.</p>
<p>  Capo</p>
<p>   formato da un pezzo unico derivato dalla fusione di pi segmenti.<br />  Partendo dalla bocca ci sono:</p>
<p>  &#8211; labbro superiore<br />  &#8211; clipeo<br />  &#8211; fronte<br />  &#8211; occipite<br />  &#8211; postoccipite<br />  &#8211; dietro agli occhi le guance</p>
<p>  Il capo ha:</p>
<p>  &#8211; gli ocelli e gli occhi composti</p>
<p>  Ocelli: sono occhi, non vedono le immagini m riescono a vedere l’intensit di luce.<br />  Occhi: sono pi grandi e sono formati da ommatidi.</p>
<p>  &#8211; paio di antenne<br />  &#8211; le appendici boccali</p>
<p>  Antenne</p>
<p>  Sono dei recettori degli odori: chemiorecettori.<br />  Sono sensibili alle temperature: termorecettori.<br />  Recepiscono le variazioni di umidit: igrorecettori.</p>
<p>  Le antenne prendono origine da due fossette sulla fronte e sono costituiti da molti antennomeri.</p>
<p>  L’antenna ha:</p>
<p>  &#8211; scapo<br />  &#8211; pedicello<br />  &#8211; flagello</p>
<p>  Hanno varie forme e dimensioni.</p>
<p>  Apparato boccale</p>
<p>   formato da: </p>
<p>  &#8211; un paio di mandibole<br />  &#8211; un paio di mascelle<br />  &#8211; un labbro inferiore</p>
<p>  Il labbro superiore serve per afferare il cibo.</p>
<p>  Negli insetti che danneggiano le piante gli apparati boccali sono:</p>
<p>  &#8211; apparato boccale-masticatore<br />  &#8211; apparato boccale pungente-succhiante</p>
<p>  Apparato boccale masticatore</p>
<p>   costiuito da:</p>
<p>  &#8211; un paio di mandibole sclerificate e dentellate: servono per la presa e per la prima triturazione<br />  &#8211; un paio di mascelle: fanno la masticazione<br />  &#8211; labbro inferiore.</p>
<p>  La cavit boccale  divisa in due parti:</p>
<p>  &#8211; una parte anteriore: cibario<br />  &#8211; una posteriore: salivario (dove ci sono le ghiandole salivari)</p>
<p>  Apparato boccale pungente-succhiante</p>
<p>   formato da:</p>
<p>  &#8211; labbro superiore<br />  &#8211; un paio di mandibole allungate e trasformate in stiletti: hanno la parte finale seghettata<br />  &#8211; un paio di mascelle trasformate in stiletti allungati e biscanalati<br />  &#8211; labbro inferiore scanalato</p>
<p>   caratteristico degli insetti che si nutrono di linfa delle piante.</p>
<p>  Zampe</p>
<p>  Di solito c’ n sono 3 paia per ogni segmento toracico:</p>
<p>  &#8211; zampe protoraciche<br />  &#8211; zampe mesotoraciche<br />  &#8211; zampe metatoraciche</p>
<p>  Le zampe ci sono in quasi in tutti gli insetti, possono mancare nelle larve di alcuni insetti.</p>
<p>  Ci sono varie zampe:</p>
<p>  &#8211; saltatorie: per saltare (cavallette)<br />  &#8211; fossorie: scavare (grillotalpa)<br />  &#8211; raptatorie: prendere la preda (mantide religiosa)<br />  &#8211; natatorie: per nuotare (coleotteri)<br />  &#8211; ambulatorie: per camminare c’ l’hanno quasi tutti gli insetti.</p>
<p>  Ali</p>
<p>  Le ali le hanno quasi tutti gli insetti, tranne alcuni coleotteri, protopi ect&#8230;<br />  La mancanza delle ali negli afidi  legata al ciclo biologico.<br />  Le ali sono in numero di due paia e svolgono la funzione del volo, tute sono membranose e con delle nervature.</p>
<p>  Ci possono essere delle ali:</p>
<p>  &#8211; bilanceri: servono per stabilizzare il volo (mosche, zanzare)<br />  &#8211; tegmine: proteggono il corpo (cavallette)<br />  &#8211; emielitre: conservano la funzione del volo<br />  &#8211; elitre: sono indurite, hanno la funzione di proteggere il volo.</p>
<p>  Nelle farfalle sono ricoperte da squame, e un po’ sovrapposte e colorate.</p>
<p>  Durate il riposo le ali possono essere:</p>
<p>  &#8211; mantenute verticali rispetto al corpo<br />  &#8211; disposte a tetto o parallele al corpo</p>
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