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Oratoria: concreta produzione di discorsi orali e da parte di uno specialista.
Retorica: nasce da una riflessione teorica l'arte del parlare e dello scrivere bene.
Tra l'Oratoira e la Retorica persiste, dunque, un rapporto: affinch sia ottima l'oratoria si devono avere ottime basi di retorica.
Dagli ultimi decenni del V secolo a.C. la retorica e l'eloquenza conobbero una fioritura parallela. La figura pi importante di questo periodo Isocrate, nel 390 apr la prima scuola di retorica.
L'Oratoria dell'et classica si divide in 3 sottogeneri:
1) giudiziario: che parla delle varie vicende giudiziarie, il cui stile essenziale e aggraziato
2) dimostrativo: che parla di discorsi d'occasione, il cui stile corposo e simmetrico
3) politico: che comprende discorsi politici, il cui stile appassionato.
Nello stesso momento si sviluppa la retorica come arte del discorso persuasivo, come creatrice di civilt e capace di provocare reazioni emotive, grazie all'ampio ricorso a figure retoriche, e allo stile armonico e simmetrico.
In et ellenistica nascono la retorica viene ridimensionata anche per la scomparsa delle polis e la nascita delle scuole (asiana e attivista), dando vita a un'ampia produzione di manuali, in cui l'insegnamento della retorica, secondo Aristotele, era suddiviso in cinque parti:
- l'inventio: la catalogazione di argomenti
- la dispositio: la collocazione degli argomenti
- l'elocutio: la dignit della lingua usata e dello stile
- la memoria
- l'actio per conferire maggiore mnemonicit.
A Roma la prima orazione fu di tipo politico (De Pyrrho, Appio Claudio Cieco) intorno al III sec, ma bisogner attendere Catone il Censore verso la seconda met del II sec, per un corpus di orazioni scritte. Il pi antico trattato di retorica la Retorica ad Herennium, che canonizza la suddivisione della retorica in cinque parti, le figure retoriche e la teoria dei tre stili:
1. esile o tenue
2. medio o temperato
3. elevato o sublime.
Con l'obiettivo di "docere, delectare, flectere" (istruire, dilettare, persuadere). Cicerone si sofferma su questi tre punti.
Cicerone
Marco Tullio Cicerone nasce ad Arpino nel 106 a.C., da una famiglia di ceto equestre, educato a Roma e qui vive a contatto con famosi oratori e giuristi; esordisce presto come avvocato. Con il viaggio di studi ad Atene perfeziona le sue capacit retoriche. Inizia il cursus honorum come questore e diventa edile e pretore. Viene eletto console, si batte contro i progetti di riforma agraria e reprime la congiura di Catilina. Perso il suo peso politico in seguito all'avvento del primo triumvirato viene mandato in esilio in Grecia. Torna in Italia per volere di Pompeo e ottiene la restituzione di una parte dei suoi beni. Viene inviato come proconsole in Cilicia, e tornato a Roma si fa mediatore tra Cesare e Pompeo per impedire la guerra civile, ma fallisce. Dopo la battaglia di Farsalo, ottenuto il perdono da Cesare, rientra a Roma senza alcun potere politico si dedica alla composizioni delle opere retoriche e filosofiche. Viene ucciso dai sicari di Antonio.
Nel caso di Cicerone vita, opere e contesto storico-politico-intelluttuale sono imprescindibili fra loro.
Attivit oratoria
L'attivit oratoria di Cicerone si estende sull'arco di un quarantennio, dall'esordio con la Pro Quinctio all'ultima delle Filippiche. A noi pervenuto un corpus di 58 orazioni che appartengono al genere giudiziario, o a quello politico, molte convogliano entrambi i generi. Inizialmente egli aderisce all'esuberanza stilistica dell'asianesimo, nelle orazioni successive egli segue un maggior controllo dei mezzi espressivi e un uso pi moderato degli artifici retorici. Nel periodo della pretura si schier dalla parte di Pompeo, durante il consolato scrisse il De lege agraria, le Catilinarie e la Pro Archia, difendendo il poeta greco e tessendo un elogio della poesia e della cultura umanistica.
Tornato dall'esilio scrisse orazioni di ringraziamento al senato e al popolo. Quando Clodio (causa del suo esilio) rimase ucciso, Cicerone prese la difesa dell'aristocratico Milone, e l'orazione scritta (ben diversa da quella pronunciata) ritenuta il capolavoro dell'oratoria Ciceroniana.
Dopo Frselo, il rientro in Italia e il perdono di Cesare, Cicerone compose le tre orazioni politiche dette cesariane in cui invoca la clemenza del dittatore. Dopo la morte di Cesare, si schier contro Antonio, con le orazioni Filippiche, chiamate cos per la corrispondenza con quelle di Demostene. L'eloquenza ciceroniana alimentata dalla sua vasta cultura umanistica: la storia gli offre gli exempla, la letteratura greca e latina, le citazioni, la filosofia lo predispone ad affrontare ogni tema nella sua complessit e dalle diverse angolazioni, fornisce spessore culturale alle sue orazioni. Lo stile presenta la variet di toni (dal tenue al grave al magniloquente), che Cicerone richiedeva all'oratore ideale, che egli domina in funzione delle diverse finalit dell'orazione (informare, intrattenere, persuadere). Egli utilizza un periodare ricco di subordinate, ma ordinato ed equilibrato, fondato sul parallelismo sintattico e ritmico (la concinnitas). La lingua si caratterizza da un uso estremamente appropriato del lessico e dell'ornatus retorico dove il tono si fa pi elevato.
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