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mercoledì, maggio 28th, 2008

Tutti i beati del paradiso intonarono: « Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo!», cos dolcemente che la loro melodia mi inebriava.

Terminato, nel canto precedente, il discorso di Adamo, che ha risposto alle quattro domande formulate da Dante, tutti i beati intonano l'inno liturgico di lode e di ringraziamento alla Trinit. Tale canto corale, che per la prima volta riunisce in una sola le voci di tutto il paradiso, riecheggia, per la sua grandiosit e solennit, quello innalzato da tutte le anime del secondo regno (Purgatorio XX, 136-138).

Quello che io vedevo mi sembrava un sorriso dell'universo, perch l'ebbrezza entrava nel mio animo attraverso l'udito e lo sguardo.

Oh gioia! oh allegrezza indicibile! oh vita perfetta piena d'amore e di pace! oh beatitudine sicuramente posseduta senza desideri insoddisfatti !

Dinanzi ai miei occhi fiammeggiavano le quattro luci (Pietro, Giacomo, Giovanni, Adamo), e quella di San Pietro che si era avvicinata prima degli altri incominci a farsi pi splendente,

e nel suo aspetto si fece rosseggiante, quale diventerebbe l'argenteo pianeta Giove, se esso e il rosso Marte fossero uccelli e si scambiassero le penne.

La precisazione ipotetica del verso 14 volta non tanto a indicare il mutamento di colore di San Pietro, quanto a rilevare il profondo senso di smarrimento che subentra in Dante di fronte a tale trasformazione, e che, come termine di confronto, pu avere solo lo smarrimento che proverebbe l'uomo di fronte a una metamorfosi cosmica, vedendo il bianco pianeta Giove (Paradiso XVIII, 68 e 96) e il rosso pianeta Marte (Paradiso XIV, 86-87) scambiarsi i colori. Invece la seconda similitudine ipotetica (fossero augelli ... ), da molti critici giudicata superflua, accentua - proponendo un confronto con elementi pi vicini all'esperienza quotidiana - il carattere improvviso e sorprendente della mutata sembianza di San Pietro, come sarebbe quello di scorgere un uccello mentre cambia rapidamente e improvvisamente il colore delle penne.

La provvidenza di Dio, che nel cielo distribuisce l'avvicendarsi delle azioni e il compito proprio a ciascuno, aveva imposto il silenzio al coro dei diversi gruppi di beati,

quando udii dire (da San Pietro): « Non stupirti, se io muto colore, perch, mentre io parlo vedrai diventare, rossi di sdegno tutti costoro.

Bonifacio VIII, colui che in terra occupa indegnamente la mia sede, che come fosse vacante agli occhi del Figlio di Dio,

di Roma, il luogo della mia sepoltura ha fatto la fogna dove scorre il sangue delle discordie civili e donde sale il puzzo dei vizi; per cui Lucifero , si rallegra laggi nell'inferno ».

La prima accusa di San Pietro rivolta contro Bonifacio VIII, che sedeva sulla cattedra di Pietro nel 1300, anno del viaggio di Dante nell'oltretomba. A proposito dei versi 22-24, che hanno provocato molteplici discussioni fra i critici per il valore da attribuire a usurpa e vaca, il Sapegno spiega molto lucidamente: "l'accusa che qui Dante porta contro Bonifacio VIII non sarebbe propriamente di illegittimit canonica, bens di indegnit morale. Senonch la frase di cui il Poeta si serve nel verso 24 non... sembra che abbia l'ufficio di stabilire una siffatta distinzione formale, s soltanto di sottolineare l'antitesi fra il giudizio umano, che si fonda sull'apparenza, e quello divino, che risale alla sostanza reale delle cose; e usurpa esprime una condanna totale, in cui si ribadisce la fiera protesta di Dante contro il pontefice, che ha ottenuto il suo ufficio con l'inganno (cfr. Inferno XIX, 56-57) e lo esercita in modo tale da suscitare l'allegria di Satana. La formula dantesca non permette di affermare senz'altro un pieno consenso del Poeta con la tesi dei nemici di Bonfacio sull'illegittimit del suo pontificato [furono i Colonna e Filippo il Bello ad avanzare le principali accuse riguardo all'elezione simoniaca del papa], ma neppure esplicitamente l'esclude". Tuttavia la questione, "posta in questi termini, risulta estranea e non pertinente al contesto dell'invettiva di San Pietro, la quale si muove su un piano ideale diverso e pi alto", perch "anche se in terra esistono di fatto un imperatore e un pontefice, Impero e Papato sono idealmente vacanti agli occhi di Dio".

Allora vidi tutto il cielo dei beati cospargersi di quel color rosso, che tinge una nube alla sera o al mattino quando il sole le sta di fronte,

E come una donna onesta, la quale pur restando sicura di s, soltanto all'udire i falli altrui, si fa vergognosa,
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Tutti i beati del paradiso intonarono: « Gloria al Padre, al Figlio, allo Spirito Santo!», cos dolcemente che la loro melodia mi inebriava.
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