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martedì, febbraio 10th, 2009


Vita:
Sono scarse le notizie che abbiamo sulla giovinezza e la formazione di Giotto. La data di nascita non attestata da documenti, ma dal fatto che il pittore morto nel 1337, a settant’anni. Nato in una famiglia contadina di Colle di Vespignano, vicino Firenze, dal padre di nome Bondone, viene subito descritto come un bambino prodigio. L’antica leggenda dell’incontro del pastorello che graffisce le pecore sui sassi del Mugello con il maestro Cimabue un esempio di questo talento. Al di l della leggenda, certa l’esistenza di un rapporto molto diretto tra Cimabue e Giotto, tanto che possibile che abbiano lavorato insieme ad alcune opere. Oltre all’alunnato presso Cimabue, un altro episodio segn la formazione artistica del giovane Giotto: un viaggio a Roma. In questo soggiorno viene a contatto con gli esponenti di una importante scuola pittorica in via di sviluppo nella citt papale. Nell’ultimo decennio del Duecento inizia il suo rapporto con i Francescani, che saranno a pi riprese suoi committenti. Giotto prende parte alla decorazione della Basilica Superiore di Assisi con le Storie dell’Antico e Nuovo Testamento e le Storie di San Francesco. Nel 1300 and a Roma per eseguire un affresco della loggia lateranense raffigurante Bonifacio VIII che indice il giubileo. Dopo Assisi e Roma, Giotto finalmente a Firenze; qui compone la Madonna di San Giorgio della Costa e il Crocifisso di Santa Maria Novella. Torner ad Assisi dove decorer delle volte della Basilica Inferiore. Tra il 1304 e il 1306 Giotto lavora a Padova per affrescare la Cappella degli Scrovegni. La fama e la sua fortuna crescono; sposato con Ciuta di Lapo del Pela, dalla quale ha otto figli. Dal 1320 al 1325 Giotto attivo a Firenze, dove affresca la Cappella Peruzzi e la Cappella Bardi. Nel 1327 Giotto si iscrive all’Arte dei Medici e degli Speziali. Tra il 1328 e il 1333 si reca a Napoli, Bologna, Roma, dove produce le ultime opere. Nel 1334 assume la direzione del cantiere Santa Reparata, il Duomo di Firenze. Tra il 1335 e il 1336 Giotto si trasferisce presso la corte milanese dei Visconti; in seguito torna a Firenze, dove muore l’otto gennaio 1337.

Cicli principali
Storie francescane
Le Storie di San Francesco, sviluppate secondo un senso di lettura che parte dal fondo della parete destra per risalire, passando per la controfacciata, lungo la sinistra, segnano l’affermarsi di un’idea nuova nell’arte. Composte nell’ultimo quinquennio del Duecento, seguono la vita di San Francesco dall’adolescenza fino ai miracoli compiuti dopo la morte. La novit di questi affreschi consiste nell’aver presentato san Francesco in carne e ossa fra la sua gente e in luoghi riconoscibili e concreti, e soprattutto in spazi architettonici o naturali concepiti in modo tridimensionale e funzionale alla scena rappresentata. Ad esempio, le linee delle colline del Dono del mantello a un povero convergono verso la testa del santo, che diventa cos il vertice non solo dell’episodio narrativo, ma di tutto il paesaggio; le architetture del Colloquio col Crocifisso di San Damiano e della Conferma della regola sono autentiche "scatole" spaziali, descritte con un’inedita visione a tre dimensioni, in anticipo sulle ricerche della prospettiva. Giotto realizza una sequenza di immagini, di personaggi e di scenari reali, chiudendo in modo definitivo ogni rapporto con lo stile bizantino. L’equilibrio delle sue scene raggiunge l’obbiettivo di un racconto commovente ed emozionante per il semplice fedele, denso di interesse e di novit per gli uomini di cultura.

Cappella degli Scrovegni
Tra il 1304 e il 1306 Giotto lavora a Padova, per affrescare la cappella fatta erigere da Enrico Scrovegni in espiazione del peccato di usura commesso dal padre, condannato da Dante all’inferno. Non provato da documenti, ma probabile che Giotto stesso abbia curato l’architettura dell’edificio; infatti, la struttura semplicissima, essenziale, e lo spazio interno perfettamente funzionale a contenere un complesso ciclo di affreschi: un’unica navata, con strette finestre solo su un lato, e una volta a botte, dipinta con un cielo stellato e alcune figure divine in medaglioni (la Madonna col Bambino, Cristo benedicente, gli Evangelisti, i Dottori della Chiesa). La controfacciata occupata dal Giudizio Universale, impostato intorno all’energica figura di Cristo, attorniato da compatte schiere di angeli, che divide i beati e i dannati, i quali precipitano fra le pene infernali. Lungo i lati e sull’arco trionfale si allineano su tre registri sovrapposti, senza soluzione di continuit, le Storie di Gioacchino e Anna e le Storie della vita Passione di Cristo per un totale di trentasei riquadri. I riquadri che raffigurano il padre di Maria esule nel deserto sono indicativi della disposizione "psicologica" degli elementi della natura e del paesaggio, con personaggi solitari, aspri e rocciosi come i colli dello sfondo. Le figure dell’Arcangelo Gabriele e dell’Annunciata, sull’arco trionfale, collegano la parete sinistra con la destra: inquadrati in elementi architettonici identici fra loro, disposti in scorcio, sono due masse piene e robuste, ben diverse dalla nervosa sagoma della Madonna col Bambino di Giovanni Pisano collocata sull’altare della cappella; al centro dell’arco trionfale inserito un dipinto su tavola raffigurante Dio Padre, in cattivo stato di conservazione. Nella Fuga in Egitto Giotto fa di nuovo uso degli elementi naturali per potenziare l’effetto psicologico dei personaggi: la Madonna e il Bambino appaiono compatti, stretti, inseriti nel profilo di una roccia sullo sfondo. Viceversa, le coste delle colline sembrano schiudersi simmetricamente nel Battesimo di Cristo, la scena con cui si apre la sequenza dedicata ai miracoli e alla Passione di Ges.
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