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martedì, febbraio 10th, 2009


Quando nel 1764 fu pubblicato il libro di Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene - in cui si concludeva che la pena di morte "non un diritto... ma una guerra della nazione contro un cittadino", e che non era "n utile n necessaria" alla difesa contro i crimini - gi una lunga elaborazione teorica aveva affrontato nell'Europa illuminista, insieme con il tema della natura dello Stato, quello della fondatezza delle leggi e delle pene. Enormemente diffuso in tutta Europa, il saggio del Beccaria conteneva gi tutte le considerazioni di principio ed empiriche che si oppongono alla pena di morte e danno la vittoria alla "causa dell'umanit", come Beccaria scriveva. Se nella societ moderna la pena intesa al recupero del criminale e a distogliere dal crimine, certo la pena di morte non risponde alla prima esigenza - e la crescita dei delitti esclude che serva alla seconda. E, inoltre, ripugna sia al senso morale sia alla dottrina contrattualistica dello Stato (v. contratto sociale) l'idea che si possa dare per legge la morte a un cittadino.
I difensori del mantenimento della pena di morte - presente ancora in alcuni stati industriali avanzati (p. es. USA) e nella maggior parte dei paesi del Terzo Mondo e in via di sviluppo - si richiamano in primo luogo alla "tradizione", ovvero al fatto che per lunghi secoli la pena di morte stata la reazione accettata a delitti efferati o sanguinosi, e che, se pure non sembra distogliere i criminali dai delitti, d comunque ai cittadini onesti un maggior senso di protezione. E' constatazione comune che l'opinione pubblica esprime spesso parere favorevole alla pena di morte, specie in periodi di crescita della criminalit e di violenza civile diffusa. La linea che porta alla progressiva eliminazione della pena di morte sembra inarrestabile, sia nel diritto - abolita da tempo dai codici penali di molti paesi, come la Norvegia (1902), l'Olanda (1870), la Svezia (1921), la Danimarca (1930), la Svizzera (1940), la Germania Occidentale (1949), l'Austria (1950), la Nuova Zelanda (1961), il Canada (1976) - sia nei fatti, con il rarefarsi della sua applicazione. A seguito del radicale mutamento politico avvenuto alla fine degli anni Ottanta, anche numerosi paesi dell'Europa orientale hanno abolito la pena capitale.
In Italia la pena di morte stata abolita una prima volta nel 1899, con l'approvazione del codice Zanardelli - salvo che per crimini di guerra -; reintrodotta dal fascismo nel 1926, stata eliminata nel 1944, e i princpi che ne impediscono l'applicazione appaiono saldamente radicati nella patria di Cesare Beccaria, malgrado i sussulti che si manifestano di quando in quando in taluni settori dell'opinione pubblica davanti all'efferatezza di talune, purtroppo ricorrenti, manifestazioni malavitose o terroristiche.
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Quando nel 1764 fu pubblicato il libro di Cesare Beccaria, Dei delitti e delle pene – in cui si concludeva che la pena di morte “non un diritto… ma una guerra della nazione contro un cittadino”, e che non era “n utile n necessaria” alla difesa contro i crimini – gi una [...]


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