"Canto 11 – Sintesi e critica"

martedì, aprile 15th, 2008

Nel primo girone, dove si sconta il peccato di superbia, i penitenti recitano la preghiera del « Pater Noster », invocando l'aiuto di Dio per s e per coloro che sono rimasti sulla terra. A Virgilio, che ha chiesto la strada pi breve per giungere al passaggio che porta al secondo girone, risponde una delle anime, che, in un secondo tempo, rivela di essere Omberto Aldobrandeschi, appartenente ad una delle pi note famiglie nobili della Toscana: l'orgoglio per l'antichit della sua stirpe e la grandezza delle azioni dei suoi antenati gli fecero dimenticare che la terra la madre comune di tutti, spingendolo a disprezzare il suo prossimo. Intanto un altro penitente, girandosi con penosa fatica sotto il masso che lo opprime, riconosce Dante, che ritrova cos, nella prima cornice, l'amico Oderisi da Gubbio, famoso miniatore del tempo, Dopo avere ricordato che la sua fama ora stata oscurata da un altro artista, il bolognese Franco, Oderisi enuncia una legge alla quale nessuno si pu sottrarre: vana la gloria alla quale gli uomini tendono con tutte le loro forze, perch essa scompare subito se non seguita da un periodo di decadenza. Cos nella pittura Giotto ha sostituito Cimabue, e nella poesia Guido Cavalcanti ora pi famoso di Guido Guinizelli, ed forse gi nato chi sovrapporr la sua alla loro voce. Un altro esempio storico della brevit del mondan romore offerto dalla vicenda di Provenzano Salvani, un tempo signore di Siena e ora pressoch dimenticato. Il canto si chiude con il ricordo di una grande azione di umilt compiuta da Provenzano per salvare la vita di un amico.

Introduzione critica
facile - di fronte a canti che, come l'undicesimo, portano in primo piano la presenza di amicizie, interessi e problemi personali del Poeta - rilevare lo sfondo autobiografico, analizzare l'articolarsi narrativo di una confessione che, con forza irresistibile, rivela l'antinomia fra il Dante reale, proteso ancora nel mondo contingente (nel desiderio della gloria o nella dura critica politica per il caso particolare dell'XI) e il Dante ideale, abbandonato ad un anelito religioso che esige il superamento di quel mondo. Nonostante la vastit e l'intensit di questa esperienza umana, tuttavia, sarebbe sempre un limite necessariamente angusto e povero quello entro cui verrebbe chiuso uno svolgimento poetico, che trova il suo lievito vitale nell'esperienza vissuta e nella sofferta partecipazione di Dante, per trasfigurarle in quel valore universale che all'arte si richiede perch sia tale. "Anche qui - afferma il Grabher che ha dedicato un'acuta analisi al canto XI - il particolare trasceso da una visione che attinge la sua altezza da un senso eterno e universale dell'umana vita; senso a cui ha dato alimento la personale sofferenza del Poeta, uomo tra gli uomini, peccatore tra i peccatori; ma nella superiore, distaccata rappresentazione dell'arte, l'individuale esperienza dell'uomo non lascia altra traccia che quella di una passione e di un patimento, che danno lo stesso accento umano alla rappresentazione di tutti gli umani peccati". In altri termini, accettando la definizione del Montano, secondo la quale la vicenda dell'anima l'essenza della poesia del Purgatorio, nel canto XI ogni incontro costituisce una nuova apertura, un altro momento del cammino per la conquista della salvezza, durante il quale l'anima ripassa attraverso l'esperienza del male, ne riconosce la natura e se ne libera, osservando questo suo processo come qualcosa di passato, di staccato, che rimasto nella sua memoria e che deve essere riprodotto come qualcosa di reale. Infatti "nella nostra mentalit moderna un processo come questo riconosciuto e ritratto attraverso una analisi interiore, una ricerca pi o meno sottile nei vari confusi moti della coscienza. Nel Medioevo le fasi e le forze del dramma personale apparivano e potevano essere obiettivate in figure e conflitti reali" (Montano). Perci le figure di Omberto, Oderisi e Provenzano hanno una loro vita autonoma, un'interiore coerenza drammatica secondo le manifestazioni della propria indole, configurandosi in gesti, parole, reazioni, che appartengono a loro soltanto, che si presentano come note peculiari della loro personalit, indipendentemente da quella del Poeta, anche se a questa - per il rapporto fra creatore e creatura - strettamente unite. Nell'ambito di questa trama interpretativa cosi possibile seguire l'alternarsi - con una funzione dialetticamente drammatica dei momenti di rappresentazione vasta e corale con quelli in cui la visione si restringe al particolare e al concreto, cosicch il continuo passaggio dalla legge all'esempio e dall'esempio alla legge si dispone in modo che il particolare conferisce maggiore concretezza all'universale e la legge universale arricchisce di valore e senso eterno il particolare. Al tono generale della preghiera del "Pater Noster" segue l'immagine delle anime disparmente angosciate, all'esortazione perch i vivi preghino per i penitenti succede la richiesta da parte di Virgilio del varco... che men erto cala, al motivo della gloria passeggera degli uomini, la dimostrazione storica. Nelle parole di Omberto si profila, al di l della casata degli Aldobrandeschi, il mondo feudale con il suo orgoglio di stirpe, contrapposto alla grande immagine della terra, madre comune, mentre il senso dell'effimero e dell'eterno si dispiega a sorreggere il grave discorso di Oderisi e la figura di Provenzano, nella quale al di sopra di Siena, di Firenze, delle lotte del mondo, appare la visione della giustizia divina, che, dopo essersi mostrata attraverso la pena dei superbi nel suo aspetto pi severo, trapassa in quello della bont infinita, salvatrice, dopo Manfredi, Bonconte e tanti altri spiriti, anche di Provenzano in virt di un gesto di carit. Infine il canto termina con una umanissima digressione, nella quale il Poeta si ferma decisamente alla sua storia, al suo particolare dramma. Queste situazioni illustrano, esemplificandola, la distesa tematica della superbia al limite estremo in cui tale motivo si viene convertendo in quello della vanit della gloria, con una cadenza estremamente funzionale e di fortissimo rilievo nell'economia, non solo del canto XI, ma di tutto il Purgatorio: nel procedimento antitetico e nella densit epigrammatica del discorso di Oderisi, che costituisce il centro prospettico del canto, si svolge una costruzione concettuale che nulla perde della sua logica serrata per il fatto di essere, da un lato, un problema drammaticamente attuale nell'animo di Dante e di subire, dall'altro, un travestimento riccamente immaginoso. Il Poeta sviluppa l'affermazione dell'Ecclesiaste - fatta propria dal pensiero medievale a partire da Boezio che "il tutto vanit e inutile affanno" (I, 14) di fronte all'eterno, apparentemente opponendosi a quanto aveva dichiarato nell'Inferno (canto XXIV, versi 47-51), dove il perseguimento della fama era una delle pi nobili mete da raggiungere. Tuttavia l essa era additata, in contrapposto all'ignavia di chi si abbandona ad una vita senza ideali seggendo in piuma o sotto coltre, come testimonianza e misura dell'altezza a cui l'uomo pu giungere grazie alla sua azione, mentre nella dimostrazione di Oderisi la gloria terrena contemplata e negata come valore assoluto ed eterno, senza nulla togliere, in validit, all'opera di chi si sforza, proponendosi una meta, di meglio realizzare le proprie capacit, ma mostrando l'inutilit di tale sforzo allorch la ricerca affannosa del mondan romore sostituisce o nasconde la visione eterna di Dio.

Nel primo girone, dove si sconta il peccato di superbia, i penitenti recitano la preghiera del « Pater Noster », invocando l'aiuto di Dio per s e per coloro che sono rimasti sulla terra. A Virgilio, che ha chiesto la strada pi breve per giungere al passaggio che porta al secondo girone, risponde [...]






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