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martedì, aprile 15th, 2008

Dedicata a Napoleone. Scritta dal 17 al 19 luglio 1821, cio subito dopo ch'era giunta a Milano la notizia della morte di Napoleone, avvenuta appunto il 5 maggio.

1. Il Manzoni non ha mai amato la dittatura di Napoleone, per considerava giuste le idee della Rivoluzione francese, che Napoleone voleva imporre con la forza a tutta Europa.
2. Il Manzoni qui non giudica Napoleone col metro morale, non si chiede cio se il suo operato fu "vera gloria", in quanto lascia la sentenza ai posteri. Dice soltanto che anche in Napoleone, Dio ha compiuto i suoi disegni in modo misterioso, senza che neppure Napoleone se ne rendesse conto.
3. L'uomo-Napoleone appare al Manzoni migliore del dittatore, anche perch si diceva fosse morto cristianamente. Di conseguenza il vero soggetto dell'ode civile Dio che redime gli uomini, e Napoleone non che l'oggetto della provvidenza di Dio.

L'ode stata scritta da Manzoni in soli tre giorni (17-19 luglio 1821) subito dopo la notizia della morte di Napoleone, giunta a Milano il 16 luglio, che doveva provocare nel Poeta una notevole impressione che cre quello sgomento che sempre coglie gli uomini quando muoiono i Grandi che sembrano indistruttibili, una certa commozione che nel Manzoni si traduce nella meditazione sulla vita e sulla morte, sulla fragile transitoriet delle glorie umane e terrene, sulla dolorosit della solitudine, acuita dal ricordo delle grandezze passate e dall'ansiet di un desiderio, talvolta potente, di un aiuto che non arriva (Napoleone che scruta l'orizzonte lontano sul mare), e infine la pacificazione nella Benefica Fede, con una preghiera "a speredere ogni ria parola" superando la condizione umana contingente nell'attesa di raggiungere il premio / che i desideri avanza. Possiamo dividere l'ode manzoniana, composta da 18 sestine per complessivi versi 108, in due distinte parti simmetriche, comprendenti ciascuna 9 sestine: o la prima fino al verso 54, dominata dalla presenza dell'uomo di fronte a se stesso, alla sua storia terrena, alla sua gloria umana, al premio / ch'e follia sperar; domina Napoleone e la sua storia, per il quale Manzoni non si era prodigato in elogi negli anni in cui domin l'Europa, e non aveva neanche pensato un codardo oltraggio quando il destino dell'uomo era ormai segnato solo dalla sconfitta; di fronte alla morte di Napoleone il Poeta e la terra tutta restano muti nella meraviglia un po' dolorosa di una morte "incredibile". o la seconda dal v. 55 alla fine, dominata dall'incontro tra l'uomo e Dio, la benefica / Fede ai trionfi avvezza, che sola pu dare quel premio / che i desideri avanza, / dov' silenzio e tenebre / la gloria che pass. I verbi al passato remoto in questa seconda parte sono soltanto sei, le tre coppie sparve/chiuse, imprese/stette, ripens/disper ed esprimono una escalation verso una condizione di disperazione e di solitudine assoluta che pu essere risolta solo attraverso l'intervento di una Forza esterna all'uomo. Per questo, finita l'escalation verso la disperazione, si impone una presenza diversa.
Entrambe cominciano con la realt presente della morte di Napoleone (Ei fu al v. 1, E sparve al v. 55), di un Napoleone che solo uno dei due centri costitutivi dell'ode (l'altro Dio). Ci che colpisce l'immaginazione e la spiritualit del Manzoni non la figura di Napoleone, dominatore degli eventi a cavallo fra il Settecento e l'Ottocento, o la storia dei fatti o delle idee di quegli anni, quanto il silenzio e la solitudine vissuti nell'isola di Sant'Elena, e la possibilit di un profondo pentimento maturato nella meditazione sulla sua vita passato e di un affidamento alla piet di Dio all'avvicinarsi della fine dei propri giorni.
Il poeta rimane muto ripensando agli ultimi attimi della vita di un uomo che il Fato aveva voluto arbitro della storia e di tanti destini umani, di un uomo che si era posto lui stesso come Fato/arbitro dei destini dei popoli e che racchiuse in s le aspettative di un'epoca; e allora non pu che ripensare a quando potr esistere nuovamente un uomo altrettanto decisivi per i destini umani, che, calpestando la sanguinosa polvere del mondo e della vita, lascer nella storia un'orma altrettanto grande.
E quegli ultimi attimi sono fusi nell'ansiet di un naufrago, oppresso dalla solitudine e dal peso delle memorie e delle immagini che si affollano nella memoria; e da quel naufragio lo salver solo la benefica Fede nel Dio che atterra e suscita / che affanna e che consola.
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Dedicata a Napoleone. Scritta dal 17 al 19 luglio 1821, cio subito dopo ch'era giunta a Milano la notizia della morte di Napoleone, avvenuta appunto il 5 maggio.
1. Il Manzoni non ha mai amato la dittatura di Napoleone, per considerava giuste le idee della Rivoluzione francese, che Napoleone voleva imporre con [...]


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  1. puzzi

    Comment by Anonimo — maggio 17, 2009 @ 2:36 pm

  2. pezzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzzi

    Comment by luca — maggio 17, 2009 @ 2:37 pm

  3. questo sito e uno schifffffffffffffffffffffffffffffffffffffffo

    Comment by luca — maggio 17, 2009 @ 2:38 pm


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