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Boccaccio, Giovanni - Decameron (3)

stella | Appunti | Mercoledì, Aprile 30th, 2008
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vita:
Giovanni Boccaccio nasce intorno al 1313,suo padre un ricco mercante originario di Certaldo. Mandato giovanissimo a Napoli a far pratica bancaria e mercantile,scopre,invece,la sua passione la poesia e la letteratura.Scrive i primi lavori e vive un intenso ma breve amore con Maria dei conti d'Aquino, una nobildonna sposata, che con il nome di Fiammetta ricorder in molte sue opere.Nel 1340 richiamato a Firenze dal padre,coinvolto nel fallimento della Banca dei Bardi. Nel 348 suo padre muore nella grande pestilenza che colpise Firenze. Sono per Boccaccio anni duri e dolorosi, ma anche di grande vitalit letteraria:scrive in volgare poemi e liriche. Fra il 1349 e il 1353 compone il suo capolavoro, il “Decameron”, che gli procura un immediata fama; grazie al prestigio guadagnato come intellettuale riceve dal Comune fiorentino incarichi di rappresentanza che attenuano le sue preoccupazioni economiche. Negli anni successivi si dedica soprattutto alla riflessione,allo studio dei classici e compone numerose opere in latino. Grande conoscitore di Dante, nel 1373 incaricato di leggere e commentare la Commedia,ma la salute lo costringe a interompere le letture e poco tempo dopo,nel 1373, muore a Cataldo.
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Boccaccio, Giovanni - Decameron (2)

stella | Appunti | Mercoledì, Aprile 30th, 2008
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Giovanni Boccaccio visse intorno al XIV secolo nel pieno della civilt comunale, in cui la nuova classe dirigente quella borghese che prende in mano il controllo dell'economia e della cultura. La vita del Boccaccia fu difficile perch nonostante avesse affermato a Napoli il suo valore letterario, fu costretto a ritornare a Firenze per la grave situazione economica del padre causata dal fallimento della Banca dei Bardi. Dopo il suo rientro a Firenze egli non riusc pi ad essere felice come quando era a Napoli anche perch qualche anno dopo ci fu la peste nera. Fu proprio in questo periodo che il Boccaccio scrisse uno dei suoi pi grandi capolavori, il Decameron. Boccaccio non il protagonista delle sue opere o se lo lo indirettamente. Egli osservatore attento e interprete acuto della civilt in cui vive. Dimostra chiaramente nelle sue opere che i suoi interessi si indirizzano verso i valori materiali e mondani, il suo interesse specifico quello di tracciare le caratteristiche dell'uomo in tutti i suoi aspetti giusti e negativi, infatti, rappresentano la vita nel suo divenire e nella sua evoluzione. Le virt che il poeta esalta sono l'intelligenza, l'astuzia, l'arguzia, il buon senso, la prudenza, la gentilezza d'animo e la cortesia, tutte virt strettamente pratiche che non fanno certo di un uomo un santo n gli garantiscono la vita eterna, ma almeno gli permettono di vivere da uomo, di conseguire nella vita quotidiana i suoi scopi materiali e personali e di essere felice quanto un uomo possa esserlo. Con la composizione del Decameron diventa il rappresentante dell'alta cultura fiorentina.
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Boccaccio, Giovanni - Decameron (seconda novella, sesta giornata - Cisti Fornaio) (2)

stella | Appunti | Mercoledì, Aprile 30th, 2008
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Regina: Elissa
Tema: Chi sa utilizzare bene l’arte della parola
Luogo: Firenze (palazzo strozzi)

Trama: Cisti un fornaio e un giorno, consapevole della bont del suo vino, decide di farlo assaggiare ad un nobile gentiluomo, Geri Spina, legato dell’ambasciatore, e a ai suoi due ambasciatori con la scusa che la giornata andava facendosi molto calda. L’abile capacit di Cisti di attrarre l’attenzione, fa s che i tre gentiluomini assaggino il suo vino e gli porgano cortesi complimenti. Ad una cena di lavoro, Geni vuole fare assaggiare a tutti il vino di Cisti; consegna cos ad un giovane servo un fiasco e lo manda dal fornaio. Il servo, tuttavia, desideroso di bere anche lui la squisita bevanda, si reca da Cisti con un fisco pi capiente. Qui inizia uno scontro di battute, indirette perch riportate ad entrambi dallo stesso servo, tra messer Geri e il fornaio che vengono poi a capo della bella scoprendo che la colpa del servitore. La novella si conclude con Cisti che, nonostante di condizione inferiore a messer Geri, si pone sul suo stesso piano grazie alla nobilt d’animo.
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Boccaccio, Giovanni - Vita ed Opere

stella | Appunti | Mercoledì, Aprile 30th, 2008
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L’importanza e la grandezza di Boccaccio furono canonizzate da un testo intitolato “Prosa della volgare lingua”, scritto da Pietro Bembo, nel 1525. Questo testo innesca la Questione della Lingua, discussione che verte attorno a quale modello si dovesse utilizzare per la letteratura. Bembo inizia questa discussione sostenendo che bisognasse utilizzare un volgare sia legato a quello di Petrarca, per la poesia, sia a quello di Boccaccio, per la prosa. Egli individua tre grandi personalit: Dante, Petrarca e Boccaccio ma tra costoro non prende in considerazione Dante perch considera il suo linguaggio, specialmente nella cantica dell’Inferno troppo basso. Per Bembo il punto di riferimento per la poesia, specialmente lirica, Petrarca, mentre per la prosa Boccaccio, il pi importante fra gli italiani. La ricetta di Bembo non venne accettata da tutti e proprio questa fu la causa primaria per la quale si sviluppo la Questione della Lingua. Essa si protrasse per tutto il Cinquecento finch non fu proclamata vincitrice la linea di Bembo. Nel 1598 nacque l’Accademia della Crusca, associazione che aveva il compito di “separare” l’italiano da usare da quello da non usare. Questa organizzazione lavor principalmente sull’elaborazione del primo vocabolario della lingua italiana, con il quale nacque la stessa lingua italiana, pubblicato nel 1612. Siccome la linea di Bembo era la vincente su tutte le altre linee, l’Accademia della Crusca individu i termini pi utilizzati, specialmente da Dante, Petrarca e Boccaccio, e li inser nel vocabolario. Bembo sottoline l’abilita boccacciana nella prosa e quella petrarchesca nella poesia lirica. Nota lo stacco dell’opera “Decameron” rispetto alle opere precedenti ed antecedenti di Boccaccio. Il Decamerone rappresenta il punto di riferimento e di svolta della produzione boccacciana. Dopo Bembo, la canonizzazione fu portata a termine da De Sanctis il quale nomin le tre corone fiorentine del ?300:
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Boccaccio, Giovanni - Decameron (quinta novella, quarta giornata - Lisabetta da Messina)

stella | Appunti | Mercoledì, Aprile 30th, 2008
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Testo
I fratelli dell'Isabetta uccidon l'amante di lei; egli l'apparisce in sogno e mostrale dove sia sotterrato. Ella occultamente disotterra la testa e mettela in un testo di bassilico; e quivi su piagnendo ogni d per una grande ora, i fratelli gliele tolgono, ed ella se ne muore di dolore poco appresso

Finita la novella d'Elissa, e alquanto dal re commendata, a Filomena fu imposto che ragionasse; la quale, tutta piena di compassione del misero Gerbino e della sua donna, dopo un pietoso sospiro incominci.
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Boccaccio, Giovanni - Decameron (prima novella, ottava giornata)

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Testo
E per ci, amorose donne, con ci sia cosa che molto detto si sia delle beffe fatte dalle donne agli uomini, una fattane da uno uomo ad una donna mi piace di raccontarne, non gi perch io intenda in quella di biasimare ci che l'uom fece o di dire che alla donna non fosse bene investito, anzi per commendar l'uomo e biasimare la donna, e per mostrare che anche gli uomini sanno beffare chi crede loro, come essi da cui egli credono son beffati; avvegna che, chi volesse pi propriamente parlare, quello che io dir debbo non si direbbe beffa, anzi si direbbe merito; per ci che, con ci sia cosa che ciascuna donna debba essere onestissima e la sua castit come la sua vita guardare, n per alcuna cagione a contaminarla conducersi; e questo non potendosi cos appieno tuttavia, come si converrebbe, per la fragilit nostra; affermo colei esser degna del fuoco la quale a ci per prezzo si conduce; dove chi per amore, conoscendo le sue forze grandissime, perviene, da giudice non troppo rigido merita perdono, come, pochi d son passati, ne mostr Filostrato essere stato in madonna Filippa osservato in Prato.
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Boccaccio, Giovanni - Terza Novella, Ottava giornata - Calandrino e l'elitropia

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In questa novella si parla della beffa fatta a Calandrino,che era un bonaccione e credeva a tutto ci che gli si diceva. Un giorno, un giovane, chiamato Maso del Saggio, gli fece credere dell'esistenza di una pietra che aveva il potere di rendere invisibili, che si trovava nel Mugone. Queste si trovavano in varie dimensioni, tutte di colore nero. Calandrino allora disse tutto ai suoi amici pi cari: Buffalmacco e Bruno e insieme andarono a cercare la pietra. Calandrino si (continua…)

Boccaccio, Giovanni (2)

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Nel Duecento e nel Trecento la poesia e la prosa italiane ebbero una grande influenza sulla letteratura di tutta l’Europa, grazie soprattutto a tre poeti e scrittori che sono considerati i padri fondatori della letteratura italiana. Questi tre autori sono Dante Alighieri, Francesco Petrarca e Giovanni Boccaccio. Boccaccio l’autore della prima grande opera in prosa della letteratura italiana: la raccolta di novelle intitolata Decameron.

L'infanzia
Giovanni Boccaccio nacque in Toscana (a Certaldo o forse a Firenze) nel 1313. Era figlio illegittimo di Boccaccino di Chellino, un mercante fiorentino che lo riconobbe e lo prese con s; della madre non si hanno notizie certe. Giovanissimo, venne affidato a un mercante, affinch imparasse il mestiere.
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Boccaccio, Giovanni - Decameron (decima novella, giornata decima: La novella di Griselda)

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Gualtieri decide di lasciare Griselda sua moglie da tredici anni, poich aveva deciso di prendere un'altra moglie. Ma per lasciare la moglie, Gualtieri, aveva bisogna del permesso di suo padre, che non gli concesse. Griselda con lo stesso volto tranquillo e la serenit che l'aveva contraddistinta nell'affrontare altre offese, si preparava ad affrontare anche questa ultima e grande offesa.
Gualtieri non avendo avuto il permesso dal padre, scrive delle lettere false a nome di suo padre che gli permettano il divorzio e finge che tali lettere siano arrivate da Roma, egli cos agli ogghi dei sudditi e della stessa moglie ha la dispenza per risposarsi.
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Boccaccio, Giovanni - Decameron (ottava novella, quinta giornata - Nastagio degli Onesti)

stella | Appunti | Mercoledì, Aprile 30th, 2008
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Testo
Nastagio degli Onesti, amando una de' Traversari, spende le sue ricchezze senza essere amato. Vassene, pregato da' suoi, a Chiassi; quivi vede cacciare ad un cavaliere una giovane e ucciderla e divorarla da due cani. Invita i parenti suoi e quella donna amata da lui ad un desinare, la quale vede questa medesima giovane sbranare; e temendo di simile avvenimento prende per marito Nastagio.

Come Lauretta si tacque, cos, per comandamento della reina, cominci Filomena.
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