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Canto 25 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Dopo aver predetto a Dante la sconfitta dei Bianchi ad opera di Moroello Malaspina, Vanni Fucci alza le mani in un gesto osceno contro Dio, ma due serpenti si avventano immediatamente contro di lui, ponendo termine all’ostentazione di tanta superbia. Il ladro pistoiese, con le braccia e il collo chiusi, nelle loro spire, fugge inseguito dal centauro Caco, colpevole anche quest’ultimo di furto eseguito con frode. Tre dannati vengono nel frattempo a fermarsi sotto l’argine roccioso dal quale i due pellegrini hanno assistito alla trasformazione di Vanni Fucci in cenere, alla sua riconversione in figura di uomo, alla sua punizione ad opera dei serpenti. Nuove, pi allucinanti metamorfosi si svolgono sotto i loro occhi. Un serpente munito di sei piedi si lancia contro uno di questi ladri e si abbarbica al suo corpo come l’edera ad un albero. Come se fosse di cera la forma umana si trasferisce in quella del serpente, mentre questa, a sua volta, si perde in quella dell’uomo. Il risultato di questa innaturale fusione un mostro dall’aspetto indefinibile, che incomincia a percorrere in silenzio, con lento passo, il fondo della bolgia. Non appena questa metamorfosi si compiuta, un serpentello - che uno dei peccatori gi trasformati - con la velocit di un fulmine trafigge l’ombelico ad un altro dei tre ladri, ricadendo poi a terra davanti a lui come privo di forze, stregato. Mentre il serpente e l’uomo si guardano negli occhi attraverso il fumo che, uscendo dalla bocca del rettile si scontra con quello che si sprigiona dalla ferita dell’uomo, avviene la terza delle trasformazioni della settima bolgia, quella che nessuno dei poeti antichi riuscito ad immaginare: l’uomo assume a poco a poco le fattezze del serpente che gli sta davanti, questo si . trasforma nel dannato che ha ferito. La pena di coloro che in vita privarono il prossimo di beni materiali sui quali non potevano accampare alcun diritto, di essere privati del solo bene inalienabile di cui, per legge di natura, un uomo pu disporre: la propria figura umana.
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Canto 32 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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San Bernardo, che ha sostituito Beatrice come guida di Dante nell’Empireo, incomincia a spiegare l’ordinamento della candida rosa e la disposizione dei beati.Il seggio pi alto occupato dalla Vergine, ai cui piedi si trova Eva. Nel terzo scanno siede Rachele con Beatrice. Seguono Sara, Rebecca, Giuditta, Rut e, fino al gradino pi basso, altre donne del Vecchio Testamento. Esse costituiscono cos una lunga fila che taglia verticalmente, in due parti, l’immenso anfiteatro celeste: a sinistra, dove tutti i seggi sono ormai occupati, si trovano i credenti in Cristo venturo, a destra,: dove appaiono ancora dei posti vuoti, godono la loro beatitudine i credenti in Cristo venuto. In alto, nella parte opposta al seggio della Vergine, siede San Giovanni Battista. Sotto di lui appaiono San Francesco, San Benedetto, Sant’Agostino e altri teologi e fondatori di ordini religiosi. Le due parti dell’Empireo - continua San Bernardo - saranno occupate da uno stesso numero di beati, perch agli eletti del Vecchio e del Nuovo Testamento stato riservato un uguale numero di seggi.La candida rosa appare divisa anche orizzontalmente in due parti uguali: mentre nella zona superiore appaiono le anime che si sono salvate per merito proprio, in quella inferiore si trovano le anime dei bambini che morirono prima di giungere all’et della ragione. Essi, nei primi secoli dell’umanit, da Adamo ad Abramo, ricevettero la salvezza grazie alla fede dei loro genitori; da Abramo a Ges grazie al rito della circoncisione; dopo l’avvento di Cristo divenne necessario il battesimo, senza il quale i bambini morti precocemente sono relegati al limbo.San Bernardo invita Dante a guardare la Vergine, che appare circondata dagli angeli, mentre l’arcangelo Gabriele ripete, cantando, le parole dell’annunciazione: “Ave Maria, gratia plena”.Il Santo riprende poi a presentare i beati dell’Empireo, indicando al suo discepolo gli eletti che occupano i seggi pi vicini a quello di Maria. Infine afferma che, prima di volgere lo sguardo verso Dio, necessario invocare l’aiuto della Vergine.
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Canto 23 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Inferociti per lo smacco subito, i Malebranche inseguono i due pellegrini, ma questi riescono a porsi in salvo calandosi per il dirupo che porta nella sesta bolgia. Qui una folla di anime, quelle degli ipocriti, avanza a passi lentissimi, oppressa da pesanti cappe di piombo, tutte dorate esteriormente. Due dei dannati pregano Dante e Virgilio di sostare ed uno, invitato dal Poeta, parla di s e del compagno e accenna alla loro colpa: bolognesi e frati Gaudenti entrambi, ricoprirono insieme a Firenze la carica di podest, con il compito di riportare la pace fra i partiti. I risultati della loro doppiezza sono ancora visibili nei pressi del Gardingo, dove un tempo sorgevano le dimore degli Uberti, poi rase al suolo. Dante di nuovo rivolge loro la parola, ma all’improvviso tace, poich il suo sguardo si ferma su un peccatore crocifisso a terra per mezzo di tre pali. Uno dei due frati Gaudenti gli spiega che si tratta del gran sacerdote Caifas, il quale sugger al Farisei di suppliziare e uccidere Cristo; poi rivela che nessun ponte scavalca la sesta bolgia. Malacoda ha dunque mentito. Virgilio, crucciato, si allontana a gran passi, seguito dal discepolo.
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Canto 30 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Scomparsi alla vista dei due pellegrini celesti il punto luminoso e i nove cerchi angelici ruotanti intorno ad esso, il Poeta si volge di nuovo a guardare Beatrice: la bellezza della sua donna tale che egli si sente incapace di descriverla.Riprendendo a parlare, Beatrice rivela al discepolo che essi non si trovano pi nel Primo Mobile, l’ultimo dei cieli fisici, ma sono ascesi all’Empireo. Nella decima sfera ha la sua sede Dio e godono l’eterna beatitudine le due “milizie” del cielo, quella degli angeli e quella dei beati, questi ultimi con lo stesso aspetto che avranno nel giorno del Giudizio Universale, allorch ciascuno riprender il proprio corpo. Dopo essere rimasto abbagliato dallo splendore dell’Empireo, il Poeta, riacquistando la vista, si accorge che i suoli occhi sono diventati capaci di sopportare anche la luce pi fulgida. Dapprima Dante osserva un fiume di luce che scorre tra due rive fiorite. Dal fiume escono innumerevoli faville che, dopo essersi posate sui fiori, ritornano nel miro gurge dal quale erano uscite. Questa visione - spiega Beatrice - solo un “umbrifero prefazio” di ci che realmente e che Dante, per le sue deboli capacit umane, non pu ancora cogliere nella sua integrit. Allorch il suo sguardo ha preso nuovo vigore, il Poeta vede che quel fiume di luce ha assunto una forma circolare e che i fiori non erano altro che i locati e le faville gli angeli. La visione diventa sempre pi chiara: l’Empireo ha la forma di un grande anfiteatro, i cui seggi sono occupati dai santi. Su un seggio vuoto Dante scorge una corona: quello - commenta Beatrice - il posto riservato ad Arrigo VII, l’imperatore che tenter, inutilmente, di porre termine alle lotte politiche che tormentano l’Italia, e che trover nel pontefice Clemente V il suo pi fiero avversario.
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Canto 27 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Tutti i beati innalzano un inno di lode alla Trinit, mentre Dante prova un senso di smarrimento di fronte alla beatitudine del paradiso, che egli percepisce con lo sguardo e con l’udito.San Pietro, mentre la sua luce acquista un’intensa tonalit rosseggiante, inizia una violentissima invettiva contro Bonifacio VIII, al quale rivolge l’accusa di aver trasformato Roma, la citt santa per tutti i fedeli, in una grande cloaca di vizi e di corruzione. La Chiesa - continua San Pietro - non fu fondata con il sangue di Cristo e allevata con il sangue dei martiri per diventare uno strumento di arricchimento in mano a pontefici indegni, n per provocare feroci divisioni e sanguinose lotte di parte fra cristiani (, questo, un riferimento diretto alle fazioni politiche dei Guelfi e dei Ghibellini). Le chiavi pontificie devono essere simbolo dell’autorit spirituale del papato, non insegna degli eserciti papali mandati a combattere contro cristiani. L’immagine di San Pietro impressa sui sigilli dei papi non pu essere adoperata per sigillare privilegi e benefici acquistati con la simonia. Tuttavia - conclude l’Apostolo - presto la Provvidenza porr fine a questa rovinosa situazione della Chiesa. I beati, apparsi nell’ottavo cielo per assistere al trionfo di Cristo, risalgono, in grandiosa processione, all’Empireo, mentre Beatrice incita il suo discepolo a misurare il cammino percorso con il cielo Stellato nella costellazione dei Gemelli. Poi entrambi ascendono al Primo Mobile, l’ultimo dei cieli fisici, al di sopra del quale si trova solo l’Empireo. Dopo avere spiegato le caratteristiche di questa sfera, Beatrice, sull’esempio di San Pietro, rivolge una dura invettiva contro l’umanit, accusandola di mirare solo ai beni terreni. Anch’ella, tuttavia, preannuncia il prossimo, atteso rimedio a questa corruzione.
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Canto 10 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Dante e Beatrice ascendono al quarto cielo, quello del Sole, dove godono l’eterna beatitudine gli spiriti sapienti. Dodici di essi, danzando, si dispongono a corona intorno al Poeta e alla sua guida, mentre il loro gaudio espresso non solo dalla luce intensissima che irradiano, ma anche dal canto che accompagna ogni loro movimento. E’ un trionfo di splendore e di amore che colma di estatico rapimento l’anima di Dante, il quale si immerge nella contemplazione di Dio.Da una di quelle luci si alza una voce che si dichiara pronta a soddisfare ogni desiderio del Poeta. ~ il domenicano San Tommaso d’Aquino, il quale condanna l’attuale corruzione morale dell’ordine di San Domenico. Egli rivela poi i nomi dei suoi dodici compagni, mettendo brevemente in rilievo le caratteristiche dell’opera di ciascuno. La rassegna, incominciata con la figura del grande teologo tedesco ,4lberto Magno, si chiude con il nome di Sigieri di Brabante, un pensatore di indirizzo averroistico, il quale in vita fu accusato di eresia. Ma Dante vuole esaltare, in questo canto, tutti coloro che amarono la sapienza e dedicarono ad essa la loro esistenza, anche se talvolta si lasciarono trascinare fuori del terreno dell’ortodossia.
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Canto 25 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Dal gruppo dei beati, dal quale si era gi staccato San Pietro, esce un’altra luce, quella di San Giacomo apostolo, che interrogher Dante intorno alla seconda virt teologale: la speranza. Tre sono i quesiti che il Santo sottopone al pellegrino: che cos’ la speranza, in che misura la possiede, quali sono le fonti dalle quali l’ha ricevuta. Alla seconda domanda risponde subito Beatrice: nessun appartenente alla Chiesa militante spera con pi intensit del suo discepolo. Agli altri due quesiti di San Giacomo risponde invece lo stesso Dante, e ogni sua affermazione si fonda su salde conoscenze teologiche. Il Poeta si sofferma particolarmente su ci che promette la seconda virt teologale: la risurrezione del corpo, il quale dopo il Giudizio Universale si ricongiunger per l’eternit all’anima. Concluso il secondo esame di Dante, una voce, che proviene dall’alto, canta il versetto di un salmo davidico (”Sperent in te”) e tutti i beati dell’ottavo cielo rispondono in coro.Infine una terza luce si avvicina a quelle di San Pietro e di San Giacomo: appare l’apostolo San Giovanni, al quale affidato l’incarico di interrogare Dante sulla carit. Prima, per, San Giovanni nega di trovarsi in paradiso anche con il corpo, come vorrebbe una tradizione accolta da molti scrittori medievali.
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Canto 15 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Per evitare la pioggia di fiamme, i due pellegrini avanzano su uno degli argini del fiumicello che attraversa il terzo girone e s’imbattono in una schiera di anime di dannati, uno dei quali afferra Dante per il lembo della veste e manifesta la propria meraviglia nel vederlo in quel luogo.
Il Poeta lo riconosce, nonostante abbia il volto devastato dal fuoco: Brunetto Latini, il suo maestro, che esprime il desiderio di affiancarsi a lui nel cammino.
Nessuno, infatti, dei violenti contro natura pu interrompere il proprio andare: chi infrange questa legge poi condannato a giacere cento anni sotto la pioggia di fuoco senza poter scuotere da s le fiamme che lo colpiscono. Dante continua pertanto a camminare sull’argine e riceve da Brunetto la predizione della sorte che il futuro gli riserva: “Se rimani fedele ai principii che hanno fin qui ispirato le tue azioni, la tua opera ti dar la gloria “. Poi iI discorso cade su Firenze e la faziosit dei Fiorentini, in massima parte discendenti dai rozzi abitanti di Fiesole, avari, invidiosi, superbi.
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Canto 23 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Rivolta verso la parte orientale del cielo, Beatrice si prepara ad assistere allo spettacolo del trionfo di Cristo e dei santi del paradiso. La figura di Cristo appare come un sole dalla luce sfolgorante che illumina sotto di s migliaia di altri splendori, i beati. Abbagliato da questa visione, il Poeta cade in un mistico rapimento, dal quale lo riscuote Beatrice per invitarlo a guardarla in tutto il fulgore della sua bellezza: ormai le forze visive ed intellettuali di Dante ne possiedono la capacit. La bellezza di Beatrice cos grande che il Poeta, ancora una volta, costretto a procedere oltre senza descriverla. Esortato dalla donna amata Dante distoglie il suo sguardo da lei per volgerlo allo spettacolo che gli presenta l’ottavo cielo. Appare cos la figura della Vergine Maria, circondata dagli apostoli. Mentre Cristo risale verso I’Empireo per non abbagliare ancora la vista di Dante, una luce discende dall’alto per disporsi, in forma di cerchio, intorno alla Vergine. E’ l’arcangelo Gabriele, che innalza un inno di lode a Maria, imitato subito da tutti i beati. In un secondo momento anche la Vergine, seguendo il Figlio, ascende all’Empireo, mentre la luce dei singoli beati si protende verso l’alto, quasi volesse seguire la rosa in che il verbo divino carne si fece. Il canto del “Regina coeli” chiude quest’ultima visione.
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Canto 16 - Sintesi e critica

stella | Appunti | Martedì, Giugno 24th, 2008
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Il terzo girone appare avvolto da un fumo densissimo e acre, che circonda le anime degli iracondi, secondo una evidente legge di contrappasso. Dante, che avanza guidato da Virgilio, ode la preghiera dell' “Agnus Dei”, che viene recitata in armonico accordo da tutti i penitenti, uno dei quali si rivolge improvvisamente al Poeta, essendosi accorto che egli si comporta come un vivo: Marco Lombardo, il quale dichiara la sua profonda conoscenza del bene e del male degli uomini e il suo amore per la virt. Poich Marco ha ricordato la corruzione morale che si diffusa nel mondo, Dante chiede che gli venga risolto un dubbio nato in lui durante il colloquio con Guido del Duca: il male che dilaga sulla terra dovuto a malefici influssi degli astri o all'azione umana? Attraverso una lunga esposizione, Marco dimostra che i cieli muovono nell'uomo gli istinti, ma nulla possono contro la ragione e la libera volont di cui egli dotato e che dipendono direttamente da Dio, loro creatore. Perci la causa del male risiede negli uomini stessi: infatti l'anima, che esce dalle mani di Dio senza nulla conoscere, viene attirata solo da ci che d gioia e incomincia a seguire i beni terreni, se non frenata da una guida (l'imperatore e le leggi che egli ha il compito di far osservare). Ma l'intervento in campo temporale della Chiesa ha provocato una confusione di poteri che all'origine dell'attuale degenerazione, la quale particolarmente avvertibile nell'Italia settentrionale, dove pochi sono i rappresentanti rimasti della nobile generazione passata.
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